SETTORI. Mercoledì prossimo associazioni imprenditoriali e sindacati dei lavoratori insieme

SETTORI. Mercoledì prossimo associazioni imprenditoriali e sindacati dei lavoratori insieme
L'edilizia veneta va in piazza. Protesta nazionale a Roma a Montecitorio contro la mancanza di politica industriale

Centinaia di rappresentanti di imprese e dei sindacati dei lavori del settore delle costruzioni di tutto il Veneto saranno insieme mercoledì prossimo a Roma. Manifesteranno in piazza Montecitorio, davanti al parlamento per chiedere, assieme ai loro colleghi di tutta Italia, una nuova politica industriale a sostegno del settore edile.
Dal Veneto già arrivate oltre 250 adesioni di imprenditori iscritti alle associazioni territoriali di Ance Veneto, 160 tra le imprese artigiane (Confartigianato Veneto, Cna costruzioni e Casartigiani), 60 dalle cooperative (Lega-coop Veneto e Confcooperative), a cui si aggiungono le numerose adesioni degli operai iscritti a Fillea-Cgil, Filca-Veneto Cisl e Feneal-Uil e delle associazioni delle imprese della filiera come Federlegno Arredo.
«Non era mai successo», dice Stefano Pelliciari, presidente di Ance Veneto, «che gli imprenditori scendessero in piazza a fianco dei propri operai contro il governo. Segno che si è passato il limite, che il settore edile, così cruciale per l'economia nazionale e regionale in particolare, non può più resistere. Ance Veneto ha denunciato il rischio del collasso del settore già nel 2007 durante l'Ance Day, l'annuale convegno dei giovani».
La protesta del 1° dicembre, si legge in una nota, arriva a un anno e mezzo dagli Stati generali delle Costruzioni, l'evento che riunì insieme per la prima volta tutte le sigle delle organizzazioni sindacali e delle associazioni delle imprese artigiane, delle cooperative e di tutta la filiera delle costruzioni, per denunciare la crisi, ma anche per proporre un modello di sviluppo basato sulla qualità e la legalità dell'impresa e del lavoro, e a sei mesi dall'Assise dell'Industria delle costruzioni del Veneto.
Il settore, nella regione più che in altre regioni d'Italia, è piegato da una crisi senza precedenti: in termini assoluti, considerando l'intera filiera delle costruzioni, dal 2008 a oggi sono usciti dal settore circa 50 mila occupati.
Nel 2009 il numero di imprese del settore edile entrate in procedura fallimentare è aumento del 38% rispetto al 2008 passando da 165 a 229.
Non è soltanto la congiuntura economica a piegare il settore delle costruzioni, ma in alcuni casi l'eccessiva regolamentazione della burocrazia italiana e i tempi lunghi delle Pubbliche amministrazioni. Il Patto di stabilità interno, secondo un'elaborazione sui dati dell'Anci, porterà al blocco nel 2011 di 280 milioni di investimenti dei Comuni. Nel 2012 il blocco interesserà investimenti per 353,6 milioni.
Il Veneto è in attesa da 14 mesi che siano sbloccati 342,3 milioni di risorse per investimenti previsti dal programma regionale Fas 2007-2013.
Alle richieste del settore, si legge nella nota degli Stati generali delle costruzioni, «non ha corrisposto un'efficace azione del Governo, né sul piano dei provvedimenti adottati e delle risorse disponibili, né su quello del coinvolgimento completo degli attori degli Stati generali, visto che il tavolo interministeriale dell'edilizia, che era stato insediato a Palazzo Chigi nel luglio 2009, si è finora riunito una volta sola».
Lavoratori e imprese chedono la liberazione di risorse per le opere pubbbliche, la semplificazione burocratica, l'eliminazioni delle distorsioni fiscali, l'attivazione di strumenti di lotta all'illegalità. l'estensione all'edilizia gli ammortizzatori sociali definiti per il settore industria.