SAN BONIFACIO. Un convegno organizzato da Confapi, Confartigianato e Confcommercio stasera traccerà un quadro della situazione

SAN BONIFACIO. Un convegno organizzato da Confapi, Confartigianato e Confcommercio stasera traccerà un quadro della situazione
Meno assunzioni, più lavoro atipico
Sempre meno numerose le imprese e anche i contratti a termine Nell'Est veronese crescono i servizi alle famiglie e alla persona

Stasera alle 20, in sala Barbarani, il sindacato provinciale della Cisl organizza un incontro/dibattito con i rappresentanti locali delle parti sociali: Confapi, Confartigianato e Confcommercio, sul tema: «Il lavoro che cambia».
Oggi il sistema economico «è in completa trasformazione, sta mettendo a dura prova l'esistenza stessa di molte piccole imprese», dice Silvano Miniato, vicepresidente nazionale di Unigec- Confapi, «e questo sta generando un cambiamento epocale dell'intero sistema lavorativo». Saranno quindi approfondite alcune tematiche per un confronto sul futuro incerto del mondo produttivo.
Questi i temi che verranno affrontati: «il cambiamento è dettato da chi o da che cosa»; «quali nuove esigenze subentrano da questo cambiamento»; «come si pensa di governare il cambiamento». Saranno presentati i dati forniti dall'osservatorio del mercato di Verona, istituito nella sede della Provincia di Verona, che fotografano l'andamento economico-produttivo della realtà veronese.
Lo riferisce Emiliano Galati, segretario provinciale di Felsa-Cisl, la federazione che si occupa di lavoratori somministrati autonomi e atipici, il quale sottolinea che i saldi occupazionali negativi nell'Est veronese si sono determinati in maniera pesante nei settori metallurgico, edile, commercio, credito e assicurazioni. I saldi occupazionali positivi del 2009 appartengono ai settori del servizio alle famiglie (colf) e alla persona (badanti), al turismo e ristorazione e all'agricoltura.
Questi dati stanno a delineare il mutamento del mercato del lavoro anche a San Bonifacio e dintorni, sempre più orientato a terziario e servizi e sempre meno al manifatturiero. A San Bonifacio ci sono oltre 2.500 imprese registrate, di cui oltre 1.300 individuali. Di queste più del 20% (circa 500) sono a conduzione femminile. In particolare sono stati penalizzati i lavoratori del settore meccanico con un saldo occupazionale di - 1.266 unità nel 2009 rispetto al 2008, a livello veronese. Per quanto riguarda le tipologie contrattuali, le assunzioni si sono orientate prevalentemente sulle forme "flessibili". Sono diminuite del 18,8% le assunzioni a tempo indeterminato e del 32,5% quelle di apprendisti. Sono aumentati del 14,4 % i contratti di collaborazione e del 27,9 % i tirocini e i lavori socialmente utili. Sono diminuiti del 12% nel 2009 gli avviamenti al lavoro somministrato.
Un altro elemento negativo in provincia di Verona è il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni); nel 2009 è raddoppiato in particolare quello femminile. Il tasso di disoccupazione tra i giovani dai 15 ai 24 anni era nel 2008 dell'8,8% e nel 2010 è arrivato oltre il 20%. In particolare sono penalizzate ancora una volta le donne, per le quali il tasso di disoccupazione è passato dal 16,5% del 2008 al 28,7 nel 2009.
I segnali del primo trimestre 2010 dal mercato del lavoro veronese registrano un incremento nei settori del turismo, ristorazione, servizi alle imprese e servizi alla persona. Danno segnali di recupero le assunzioni nella metallurgia, nell'elettronica, meccanica ed edilizia, però in forme di assunzioni flessibili, mentre continua il calo delle assunzioni stabili. Il mercato del lavoro in provincia di Verona, oltre che essere rappresentativo della crisi che viviamo, nota ancora Galati, delinea un quadro di sempre minore presenza del manifatturiero e sempre più una predisposizione al terziario e servizi con il conseguente cambiamento del tipo di rapporto: lavori a tempo determinato sempre meno stabili, legati alla stagionalità o ai bisogni della persona; un mercato del lavoro sempre meno specializzato, disponibile ad adattarsi a tutte le richieste ma privo di competenze specifiche necessarie per affrontare competizioni nei mercati globali, dove contano il valore aggiunto, la tecnologia o il basso costo della produzione.
Sul costo della manodopera si potrà incidere solo riducendo drasticamente la pressione fiscale. Perciò, essere protagonisti del cambiamento o subire il cambiamento dato dalla crisi e dal ridisegno della mappa produttiva ed economica in atto? Per la Cisl, quale occasione migliore di questa per «battezzare» il sindacato del lavoro no-standard?
Gianni Bertagnin