«Roma riconosca lo stato di crisi». Fronte comune di istituzioni, sindacati e industriali. Il Tavolo riunitosi ieri in Regione chiederà al ministero di inserire il polo industriale nella lista dei siti da sostenere
«Roma riconosca lo stato di crisi». Fronte comune di istituzioni, sindacati e industriali. Il Tavolo riunitosi ieri in Regione chiederà al ministero di inserire il polo industriale nella lista dei siti da sostenere
Non sono mancati i distinguo tra chi ha detto che per rilanciare Porto Marghera bisogna ripartire da zero e chi ha sostenuto la necessità di portare a Roma, nelle sedi governative, la complessa crisi del polo industriale veneziano. Nemmeno sono mancate le frecciate tra coloro che credono ancora nel grande peso delle vecchie industrie di Porto Marghera (compresa la chimica) e chi, davanti alla sfilza di aziende chiuse, ci crede sempre meno e insiste sulla rinascita della portualità e di nuove attività produttive. Fatto sta che ieri a Palazzo Balbi - attorno al tavolo ovale della sala della Giunta regionale stracolma di invitati - istituzioni, sindacati dei lavoratori e imprenditori industriali hanno deciso, unanimemente, di sostenere nelle sedi ministeriali romane la richiesta di inserire anche Porto Marghera nella lunga lista delle «aree industriali in crisi» che beneficeranno delle agevolazioni e dei fondi (per ora inesistenti) previsti da un decreto ministeriale.
Tutti d'accordo anche sulla necessità di predisporre al più presto un testo di un nuovo accordo di Programma sulla base dell'intesa territoriale già raggiunta nel 2007 e che definisce il futuro di vecchi e nuove attività economiche a Porto Marghera. Il Tavolo sarà quindi riconvocato entro i prossimi 30/40 giorni a data da destinarsi. Così si spiega l'assessore regionale Renato Chisso, che ha sostituito il governatore veneto Luca Zaia, a Roma per i funerali degli alpini: «Bisogna individuare rapidamente le strategie che consentano in tempi brevissimi di dare le autorizzazioni necessarie a chi vuole investire, in particolare lavorando sui criteri per rendere operative le bonifiche, trovando un allineamento istituzionale per variare le normative poiché non è possibile che un operatore che vuole investire a Porto Marghera finisce per attendere anche cinque anni le autorizzazioni». Nel suo intervento il sindaco Giorgio Orsoni ha detto che il Tavolo avviato ieri «servirà anche ad individuare le risorse necessarie a far fronte alla crisi» e ha poi aggiunto che a tutt'oggi «il progetto più avanzato per Porto Marghera è quello presentato dall'Autorità Portuale». Il presidente del Porto, Paolo Costa ha fatto la parte del leone, con un documentato intervento in cui ha sostenuto che «Porto Marghera non è un problema, ma una grande occasione di sviluppo».
A patto, però, che «il prezzo delle aree, sulle quali le operazioni di bonifica pesano per meno del 10%, non continueranno a coincidere con la capitalizzazione della rendita fondiaria e al loro uso potenziale più redditizio, perdendo di vista le grandi opportunità che offrono: la portualità e le manifatture leggere, la ricerca e innovazione attorno al parco scientifico tecnologico Vega, l'evoluzione vera della chimica eco-sostenibile attorno ad attività vitali come quelle di Polimeri Europa, l'evoluzione del polo energetico verso centrali alimentate da fonti sostenibili e, infine, le attività di riciclaggio e incenerimento a emissioni zero». Da parte sua la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, ha ricordato «che l'inserimento di Porto Marghera nella lista del ministero non è scontata» e quindi bisogna fare fronte comune e andare a Roma per ottenere davvero questo risultato. «È fondamentale - ha insistito la Zaccariotto - lavorare assieme per non perdere questa grande opportunità per Porto Marghera e i suoi lavoratori: una volta ottenuto a Roma questo riconoscimento si potranno raggiungere anche gli altri obiettivi già contenuti nel piano strategico presentato nel 2007 con una serie di modifiche alla luce dei cambiamenti che Marghera ha avuto in questi ultimi anni». Prima di lei era intervenuto il presidente di Confindustria, Luigi Brugnaro, sostenendo, invece, che «gli industriali sono dell'avviso che questa trattativa debba rimanere qui e non a finire a Roma», poiché «chiediamo sì lo stato di crisi, ma per dire che Marghera ha un futuro, anche in termini occupazionali, indipendentemente dal settore e in un di interventi pubblici condivisi affinché le imprese, possano operare con regole certe: questo è l'obiettivo più importante». Dal canto suo il segretario della Cgil, Roberto Montagner, ha sottolineato la necessità che i partecipanti al Tavolo si dimostrino «interlocutori credibili e forti di fronte al Governo, perché le politiche industriali sono essenziali per il futuro di quest'area industriale». Il segretario della Cisl, Lino Gottardello ha ribadito che «il rilancio di Porto Marghera può rappresentare un volano di sviluppo e ripresa produttiva non solo pi Venezia e del Veneto ma di tutto il Nordest». Per il segretario della Uil, Gerardo Colamarco, al termine di questo confronto sarà, comunque, necessario individuare «una figura istituzionale che faccia sintesi e abbia il compito di attuare l'eventuale accordo». Le conclusioni di questa prima riunione del Tavolo per Porto Marghera le ha tirate il vice-governatore, Marino Finozzi, che con uno slancio realistico ha detto a tutti: «Non partiamo da zero ma da quello che già esiste e si produce a Porto Marghera, con la coscienza che si dovrà fare qualche sacrificio in questo o quel settore per l'interesse generale e del territorio».
Gianni Favarato