Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Vicenza, ieri ha aperto l'affollatissima assemblea annuale dell'associazione

«Siamo al punto più basso, il problema è ripartire»
«Da affrontare senza indugi la riforma del mercato del lavoro, dello Stato e del sistema dell'istruzione»
Martedì 21 Aprile 2009. «Siamo arrivati al punto più basso, alla fine del baratro, adesso il problema è ripartire da questa posizione». L'annuncio del presidente di Confindustria Vicenza, Roberto Zuccato, che ieri ha aperto in Fiera a Vicenza l'affollatissima assemblea annuale degli industriali berici, risulta chiaro: la crisi non è finita, ma forse il peggio sì. Risalire la china non sarà certo semplice ma Zuccato mette comunque sul piatto una ricetta: «Le cose da fare, senza indugi sono la riforma del mercato del lavoro, dello Stato e del sistema dell'istruzione e della ricerca». Il convegno - che ha visto anche la presenza dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e del ministro del lavoro Maurizio Sacconi - si è comunque aperto all'insegna dell'ottimismo. Lo stesso titolo, "Prepariamoci al meglio", voleva infatti esorcizzare la bufera economica che ha investito anche il mondo imprenditoriale vicentino. Ma quali sono le cifre della "peggiore crisi del dopoguerra", come l'ha definita Roberto Zuccato? Rispetto al 2007, il 2008 ha registrato -1,5% di fatturato, -2,3% di produzione, - 1,3% di occupazione, -7,3% di export e -12, 6% di importazione. In poche parole un vero e proprio campo di battaglia sul quale si sono trovate molte aziende che hanno visto un inizio 2009 ancora peggiore. Nessun comparto è stato risparmiato, anche se la flessione più acuta, sulla produzione, l'ha avuta l'orafo (-11%), la concia (-9%) ed il tessile-abbigliamento (-7,6%). «La crisi, tanto dura, così ampia, ci deve preoccupare ma non spaventare - a sottolineato Zuccato - perché dobbiamo prepararci ad uscirne in una maniera diversa».
La proposta del presidente degli industriali è quella di sfruttare il "valore aggiunto" delle imprese beriche: «Vicenza deve puntare a diventare una sorta di Harvard della piccola impresa a cui possono rivolgersi aziende ed istituzioni, interessate al nostro modello di organizzazione dell'industria e della società». Parole condivise sia da Emma Marcegaglia,(«Qui sento una forza e una determinazione che da la forza di andare avanti»), che da Sacconi («Un discorso e una posizione, quella degli industriali, positivamente ottimista»). Il ministro ha quindi ricordato che non si può ancora parlare di fine della recessione, ma che una luce in fondo al tunnel si comincia a vedere . I segnali sono i primi accenni di stabilizzazione del mercato immobiliare americano e la crescita della produzione e degli ordinativi in Cina.
Nell'immediato, bisogna però fare i conti anche con l'emergenza. Il concetto è stato sottolineato a più riprese da Marcegaglia, a cominciare dalla stretta creditizia «Molte aziende chiedono il consolidamento del credito - ha spiegato - e alcune banche davanti ad una richiesta di aiuto si sono tirate indietro, adesso, con gli strumenti a disposizione del governo non ci sono più alibi per non dare aiuti alle imprese». Il presidente nazionale di Confindustria ha infine indicato nel secondo trimestre 2009 l'inizio del miglioramento, ma lo Stato deve nel frattempo fare la sua parte. «l'Investimento in infrastrutture deve essere molto forte, e su questo temo dobbiamo essere tutto molto uniti, questo è un tema che riguarda molto da vicino anche Vicenza». Ma se Marcegaglia ha fatto solo degli accenni sull'alta velocità nel capoluogo berico, è stato Zuccato ad approfondire la questione: «Sul tema alta velocità si perso fin troppo tempo e soprattutto trovo insufficienti le risorse che sono state finora dedicate ad un'opera essenziale per un territorio che tanto ha dato e continua a dare allo sviluppo del paese». Piuttosto, altre sono le opere più urgenti per il territorio vicentino: «Dobbiamo proseguire con il completamento della Valdstico sud - ha concluso il presidente berico di Confindustria - ma soprattutto con il prolungamento a nord per farla diventare una vera e propria infrastruttura dell'economia sostenibile».
Pietro Rossi

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