Ripresa senza lavoro Il Veneto fa i conti con 18 mila licenziati. Treviso ha il primato per numero di posti bruciati
VENEZIA. Diciottomila licenziamenti nell'arco di sei mesi. Quasi 64 milioni di ore totali di cassa integrazione, sempre nel primo semestre dell'anno in corso, contro le 25,3 milioni autorizzate nel 2009 con 686 procedure di crisi concluse.
Ai segnali di ripresa in arrivo da export, produzione e ordinativi non corrisponde un'attenuazione della morsa della crisi sul lavoro. Il tessuto produttivo veneto sta cercando di agganciare (con successo) la ripresa, ma i riflessi della lunga recessione sull'occupazione regionale continuano ad essere critici.
L'aggiornamento a giugno del report sull'impatto occupazionale delle crisi aziendali, redatto da Veneto Lavoro, non evidenzia «segnali importanti di attenuazione» della stretta alla quale è sottoposta l'occupazione in Veneto. «Le difficoltà produttive - sottolineano da Veneto Lavoro - continuano a interessare in maniera rilevante il settore metalmeccanico (nei primi sei mesi del 2010, 308 casi di crisi aziendale aperti) nonché, in generale, le aziende di minore dimensione». Crisi legate «a difficoltà di mercato o a riorganizzazioni aziendali che prospettano riduzioni strutturali di personale». La prospettiva, drammatica e nota, è che anche a fronte di un consolidamento della ripresa l'occupazione continui a registrare saldi negativi. «L'intensificazione dei licenziamenti individuali delle piccole imprese - viene osservato - è iniziata negli ultimi mesi del 2008 ed è continuata con ritmi via via più intensi fino al secondo trimestre del 2009». Dopo il rallentamento dei mesi di luglio e agosto «il trend di incremento ha ripreso intensità ritornando, nel corso dei primi mesi del 2010, su livelli elevati, prossimi alle 2mila unità al mese».
A livello provinciale, il maggior numero di licenziamenti individuali ha interessato Treviso (1.371), Padova e Vicenza. Per i licenziamenti collettivi il primato negativo spetta a Treviso (2.966) seguita da Padova. (m.mar.)