«Ripresa lieve e non del lavoro»

«Ripresa lieve e non del lavoro»
Bilanci di fine anno. I vertici della cisl: le ore di cassa integrazione a novembre a 16 milioni. Castellani: «Apriamo un tavolo con i Comuni» Galati: «Oltre 10 mila giovani senza contratto»

«Ci aspettavamo un 2010 segnato da una ripresa concreta dal punto di vista occupazionale, ma questa ripresa non c'è stata, se non timida e solo in particolari contesti». A fare il punto della crisi che ha investito tutti i settori produttivi, è Massimo Castellani, segretario generale cisl Verona. Nel Veronese, le ore di cassa integrazione ordinaria, autorizzata dall'Inps, al 30 novembre hanno toccato quota 16 milioni», prosegue, «presto la cassa integrazione finirà e il rischio è che ci sia un notevole incremento della disoccupazione, che già riguarda oltre il 6% dei lavoratori, cioè circa 15 mila persone in tutta la provincia».
Ma un modo per far fronte a questa situazione di recessione, secondo Castellani c'è. «La ripresa interessa soprattutto le aziende attive nell'export, quelle che hanno investito in ricerca e innovazione e che hanno iniziato a guardare a nuovi mercati come sbocco per le vendite», spiega il segretario cisl, «chi non è competitivo è destinato a morire».
Gli obiettivi della cisl per il 2011 sono due: «Innanzitutto vogliamo aprire una contrattazione territoriale con i Comuni, per discutere con loro i bilanci delle amministrazioni, in modo da verificare se esiste un'attenzione particolare alle fasce più deboli».
Ma non solo. L'azione dei sindacati verterà anche su un altro livello. «Con le imprese abbiamo intenzione di trattare, oltre che i salari, anche gli investimenti per lo sviluppo e l'innovazione», continua Castellani, «oggi è fondamentale rendere competitive le aziende per garantire un futuro ai loro dipendenti».
E quando si parla di futuro, non si può non parlare di giovani. «Sono 10mila i lavoratori under 35 che hanno contratti atipici», spiega Emiliano Galati, segretario regionale della Felsa (Federazione lavoratori somministrati autonomi e atipici), «e oltre il 60% di loro, qualora dovesse perdere l'occupazione, si ritroverebbe senza paracadute sociale».
Per questo motivo, secondo Castellani, è importante incentivare i contratti di "inserimento lavoro" per i giovani, pur senza scivolare nell'opportunismo degli imprenditori: «Un terzo dei ragazzi sotto i 35 anni non ha mai lavorato o lo ha fatto solo in modo sporadico, invece bisogna consentire loro di sviluppare competenze e professionalità per potersi creare un futuro».
Ma dicembre è anche tempo di bilanci per la stessa cisl. Nel 2010 i tesserati sono stati 71.485, lo 0,2% in più rispetto ai 71.313 del 2009. I settori che hanno subito una battuta d'arresto sono stati l'industria e l'artigianato (11.782 iscritti, 157 in meno rispetto allo scorso anno) e l'agro-alimentare (4.913 tesserati, 132 in meno). A fare la parte del leone sono sempre i pensionati, che si attestano sui 35.408. Diversi i servizi resi dalla cisl nel 2010: circa 72.500 pratiche 730 elaborate e 13 mila pratiche Ise; circa mille assistiti per il servizio colf/badanti. Il patronato Inas si è fatto carico di 13.600 pratiche relative alla tutela previdenziale e assistenziale, alle pensioni e agli infortuni sul lavoro, mentre l'ufficio Stranieri ha elaborato circa 4.200 posizioni inerenti i permessi di soggiorno, i ricongiungimenti e l'assistenza sindacale. Il servizio legale - Adiconsum ha trattato circa un migliaio di casi e il settore Successioni circa 500 pratiche.
Manuela Trevisani

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