Ripresa: è ancora lontana. Intanto gli ammortizzatori si vanno esaurendo. Licenziamenti a +30%

Domenica 16 Ottobre 2011, Padova - Secondo Veneto Lavoro, dall'inizio della crisi ad oggi sono stati persi, nella regione, 70.000 posti di lavoro. Un dato drammatico, che comunque non comprende i tantissimi lavoratori attualmente in cassa integrazione e che rischiano di restare disoccupati, in particolare nel settore metalmeccanico.

      Nei primi sei mesi del 2011, a Padova, le ore di cig sono diminuite del 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso ma, contemporaneamente, il ricorso ai licenziamenti collettivi sta aumentando del 30%.

      «È il segnale che gli ammortizzatori sociali si stanno esaurendo, lasciando il posto all'espulsione dal mondo del lavoro - dice il segretario provinciale di Fiom Cgil, Antonio Silvestri -. A Padova, sempre nei primi 6 mesi dell'anno, 1.200 lavoratori sono stati posti in cassa integrazione straordinaria, 1.450 sono stati licenziati con procedure di mobilità, mentre i licenziamenti individuali sono stati oltre 2.000».

      «La situazione nella metalmeccanica è ancora critica, nonostante i segnali di ripresa non siano mancati e la situazione dei primi mesi del 2011 sia molto diversa rispetto all'anno scorso. Tuttavia ci sono esempi di aziende che hanno saputo utilizzare questo tempo per ristrutturarsi».

      È il caso della Carraro Drive Tech, per la quale è ripresa la produzione e i dati di fatturato sembrano incoraggianti, o della Toffac di Piove di Sacco: «Superati la crisi del 2009 e il ricorso massiccio alla cassa integrazione ordinaria, l'azienda ha saputo riprendere significative quote di mercato assumendo lavoratori a tempo indeterminato e avviando un progetto di investimenti molto interessante».

      «Ciò vuol dire - continua Silvestri - che le situazioni limite come i licenziamenti sono evitabili, ma queste restano casi pressoché isolati e non ancora consolidati, mentre sono sempre più numerose le richieste di cassa integrazione in deroga che arrivano ai nostri uffici soprattutto dalle piccole imprese artigiane. Se non vogliamo rassegnarci alla conta dei cassintegrati dobbiamo rilanciare un'idea economica che parli di sviluppo sostenibile, aumento dei salari e blocco dei licenziamenti».

    

Vedi anche...