Relazioni sindacali. Al convegno della Cgil si è parlato di nuove frontiere dell'occupazione

Relazioni sindacali. Al convegno della Cgil si è parlato di nuove frontiere dell'occupazione
«Vietato prendere scorciatoie. Servono contratti di qualità»
Bergamin: «Seguire altre strade» Frighetto: «Non c'è solo il salario»

«La crisi in corso impone una riflessione. Non possiamo attendere di essere fuori dal tunnel per affrontare i problemi che, già per troppi anni, sono stati trascurati; né possiamo pensare di prendere scorciatoie. Vanno piuttosto sperimentate strategie di maggiore qualità, anche nel campo della contrattazione».
È questo il punto di partenza, sintetizzato dal segretario generale Marina Bergamin, del convegno promosso ieri mattina da Cgil ed Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali Veneto) alla Camera di commercio. Convegno che è stata l'occasione per fare un bilancio della situazione attuale, discutere strategie future e favorire il dialogo tra i protagonisti delle relazioni industriali di Vicenza, anche sulla base dei risultati emersi da due ricerche condotte dall'Ires sui temi "sindacato e medie imprese" e "lavoro, impresa e contrattazione nell'industria metalmeccanica vicentina".
A questo proposito Gianpaolo Zanni, segretario generale Fiom di Vicenza, ha sottolineato come «la contrattazione aziendale, complessivamente realizzata in questo comparto dell'industria berica, riguardi non più di 200 aziende, dove lavorano però oltre 20 mila dipendenti. Facendo un confronto tra i diversi accordi aziendali emerge la difficoltà di raggiungere risultati significativi in alcuni ambiti: salute, sicurezza, stabilizzazione degli assunti con contratti atipici, formazione continua, inquadramento e diritti dei migranti, pari opportunità e responsabilità sociale dell'impresa. Quanto emerso ci ha permesso, già da tempo, di porci delle sfide che tuttavia, per quanto riguarda la maggioranza delle aziende, sono rimaste finora sulla carta».
«Tanti i punti - ha continuato - sui quali dobbiamo puntare: conoscenza del lavoro, in tutti i suoi aspetti; estensione della contrattazione aziendale, che non copre più del 50% dei lavoratori metalmeccanici; spinta verso lo sviluppo, ovvero verso strutture industriali di qualità e con un maggior livello tecnologico».
«Significativi - ha concluso - anche altri dati emersi dall'indagine: i dipendenti, con stipendi da 1200 euro al mese, hanno lamentato un aumento dello stress e paura di perdere il proprio posto, anche quando le difficoltà dell'economia non avevano raggiunto gli attuali livelli di gravità».
«Si parla molto di crisi - ha considerato il presidente Ires Veneto, Roberto Grandinetti - ma dobbiamo essere preparati al rilancio, non aspettare passivamente che i periodi difficili siano un ricordo per decidere cosa fare. Per questo innovazione e sostenibilità saranno parole chiave e gli imprenditori veneti non potranno non entrare in quest'ottica. Altre mancanze andranno superate. Purtroppo a Vicenza, come nel resto della regione, troviamo molte aziende brave a produrre ma non a vendere. Non solo, è innegabile che, in settori quali finanza aziendale e gestione del personale ci sia ancora molto da fare».
«Il momento è complicato, i segnali di ripresa sono deboli - ha considerato Filippo De Marchi, presidente Api Vicenza - e dovremo prepararci ad un 2010 difficile. Il tema della contrattazione è complesso e ricco di sfaccettature. Alla domanda come dovrà e dovrebbe essere rispondo: intelligente, caratterizzata da massima trasparenza e volta soprattutto alla formazione, sia dei lavoratori che dei datori di lavoro».
Una convinzione, quest'ultima, condivisa anche da Carlo Frighetto di Confindustria: «Ritengo che sarà necessario, parlando di contrattazione, affrontare anche temi "nobili", non necessariamente legati a questioni salariali ma che costituiscono un valore aggiunto nelle realtà produttive».

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