Reinserimento, tutele per pochi

Venezia. Accolte in Veneto solo 91 su 696 richieste di indennità di reinserimento per collaboratori a progetto, meno del 15% del totale. È quanto si evince dai dati Inps di ottobre in merito alle disposizioni a favore dei co.co.pro. previste già nel 2008 nel primo pacchetto anticrisi (decreto legislativo n. 185) e aggiornate nel marzo scorso con il decreto legislativo n. 5/2009. Il provvedimento della scorsa primavera a favore dei parasubordinati aveva infatti raddoppiato l'indennità di disoccupazione prevista per i lavoratori legati ad un solo committente con un contratto a progetto. L'entità monetaria percepita una tantum (cioè una sola volta) dai co.co.pro. licenziati è passata dal 10% al 20% di quanto percepito nell'anno precedente. Un sussidio tra i mille e i 2.600 euro, secondo i calcoli del Governo, rivolto principalmente ai lavoratori giovani, legati da contratti precari che non prevedono ammortizzatori sociali. Un provvedimento al quale tuttavia non avranno accesso in molti. In Veneto le richieste respinte dall'Inps (luglio-ottobre) sono state 546 a fronte delle 91 pratiche andate a buon fine. La causa, secondo la Cgil del Veneto, sarebbero le strette maglie dei requisiti necessari ad accedere all'indennizzo. Tra i limiti ci sono l'aver lavorato per un unico datore di lavoro, l'aver guadagnato tra i 5.000 e 13.819 euro, il versamento di contributi Inps per almeno tre mesi nel 2009 e tra i tre e i dieci mesi nel 2008. «È un bluff, perché taglia fuori i co.co.co. del pubblico impiego e prende in giro gli altri lavoratori parasubordinati imponendo dei prerequisiti capestro che escludono la maggior parte dei co.co.pro.» spiega Fabrizio Maritan.
(s.p.)