Rabbia e speranza tra gli operai in corteo
Venezia. Raduno alla spicciolata a piazzale Roma, i lavoratori di Ave Industries arrivano a piccoli gruppi, scendono da autobus e treni, srotolano le bandiere. E' la loro giornata veneziana: dopo due settimane di occupazione in fabbrica si va dal prefetto. Si parte in corteo per le calli, senza troppi cori e slogan. Sotto l'ufficio del prefetto parte il lungo presidio. La delegazione sindacale arriva subito dopo. Quelli della Fim-Cisl salgono tra due ali di operai. «Daghe dosso» gridano, «Fanecco pensaci tu». In attesa per ore, davanti al portone di Ca' Corner e sotto una pioggia battente, restano un centinaio di uomini e donne, scuri in volto, con cattivi presagi e poca voglia di parlare. Chi lo fa, quando ancora non si conosce che piega sta prendendo la trattativa, commenta con rabbia le ultime giornate. Come Roberto Rossato che ha appena saputo che gli «unti» di Della Toffola, ovvero quelli che avranno la fortuna di conservare il posto, dovranno però accettare una decurtazione dello stipendio fino al 20%. «Vogliamo che vengano garantiti i nostri diritti - afferma - non si può pretendere di ridurre l'organico e poi calcare la mano sugli stipendi di chi è rimasto, riducendoli al minimo contrattuale. Questa operazione calpesta tutte le lotte del passato ed è un insulto alla crisi: non si possono alleggerire le buste paga di famiglie già schiacciate dal carovita». Per molti però la colpa non è solo di Della Toffola. «Lui fa le sue proposte - afferma Alessandro D'Este - riconosciamo che 118 dipendenti sono troppi per mantenere in vita l'azienda. E' Ave che non ha rispettato i patti: la proprietà attuale si era impegnata a gestire questi 60 esuberi e non l'ha fatto». «Non siamo gli ultimi arrivati - aggiunge Bruno Busato - l'azienda deve continuare a vivere perché ha al suo interno tecnologie che vanno valorizzate». Specializzazioni a rischio anche per Nicola Tasso : «La cosa che più ci ferisce è che non vengano riconosciute le professionalità che da 40 anni mandano avanti un'azienda che fa prodotti d'eccellenza, con specializzazioni maturate nel tempo. E ci riducono lo stipendio al minimo contrattuale».
(f.d.g.)