REGIONE. Bond: «Ora non possiamo mettere le mani in tasca ai veneti». Addizionale Irpef

REGIONE. Bond: «Ora non possiamo mettere le mani in tasca ai veneti». Addizionale Irpef
Zaia la richiede ma c'è il "no" Pdl
Il governatore: «Sia chiaro, rischiamo di doverla applicare in primavera, e a tutti, quando lo Stato ce lo imporrà per coprire il deficit della sanità»

PADOVA-VENEZIA - Secondo tentativo, firmato direttamente Luca Zaia, ma niente da fare: il Pdl alza di nuovo il muro del "no" alla reintroduzione dell'addizionale Irpef in Veneto. È questo che è accaduto tra giovedì e ieri in Regione. I guai di bilancio del Veneto ci sono tutti: è sottoposto al taglio drastico dei fondi (350 milioni circa) calato da Roma ancora una volta in base al criterio della "spesa storica" che massacra molto di più la nostra regione rispetto anche ad altre vicine virtuose come l'Emilia Romagna.
Negli ultimi giorni le notizie pessime si sono susseguite: tagli ai trasporti pubblici che rischiano di mettere in cassa integrazione dipendenti delle aziende locali (vedi sotto), tagli ancora più pesanti per molti altri assessorati della Regione, una previsione di deficit di 130 milioni di euro per il bilancio di quest'anno della sanità che al momento non ha alcuna copertura nei conti della Regione, anche se l'ultima chiamata suonerà solo ad aprile-maggio. Giovedì l'appello "pro Irpef" lanciato da Franca Porto (segretario regionale Cisl) ha trovato opposizione nella Uil, ma anche il favore del Pd (Causin) e soprattutto una pronta risposta positiva dell'assessore regionale Elena Donazzan (Pdl). Rispondendo a una domanda specifica sulle ipotesi che si arrivi a decidere in extremis sulla reintroduzione dell'addizionale Irpef - varrebbe circa 130 milioni per il Veneto, e pagherebbero i redditi dai 28 mila euro in su - è ancora ieri il governatore Luca Zaia ha fatto capire chiaramente da che parte sta. «La speranza è l'ultima a morire», ha detto. E dopo una pausa di silenzio si è convinto a dire molto di più. «Sia chiaro a tutti - è il messaggio del governatore - che se non lo si decide oggi lo si deciderà domani. Perché quando andremo in primavera andremo a chiudere la contabilità della sanità veneta 2010 sarà inevitabile. Il bilancio della sanità è probabilmente migliore di altri anni - ha sottolineato Zaia - ma il "rosso" c'è (si ipotizzano appunto appunto di 130 milioni, ndr) come è sempre stato in passato. E quando in maggio il ministro Tremonti dirà alla Regione Veneto che deve coprire il suo deficit sanitario, proprio la legge ci obbligherà ad applicare l'addizionale Irpef senza più scelta. Solo che sarà peggio, perché la si applicherà non più solo a chi ha redditi alti ma a tutti, anche a chi ha redditi molto bassi».
«Sarebbe meglio verificare se si possono aggiustare i conti della sanità affrontando il futuro con positività per uscire dalla crisi. Perché tra le tante cifre che avete scritto - ha concluso Zaia - va sottolineato che due anni fa la Regione aveva 2,2 miliardi di spese "a discrezione", ora ne ha solo 1,3 e con questi numeri non si fa più niente. Dico quello che va detto».
Zaia ha la Lega con sè, ed è evidente che anche vari assessori del Pdl sarebbero d'accordo. Nelle stesse ore, ieri, a quanto si è capito, si è rivolto quindi soprattutto al vero interlocutore: il capogruppo Dario Bond del Pdl. Ma la risposta è stata negativa. «Ho contattato di nuovo i consiglieri del Pdl, uno a uno - ha spiegato lo stesso Bond ieri sera - e abbiamo detto in blocco no, assolutamente no. Non si mettono le mani in tasca ai veneti in questi tempi di crisi, e con i danni dell'alluvione e tutto il resto. I redditi sopra i 28 mila euro sono quelli della media borghesia, non dei ricchi: non esiste. Continuiamo a ritenere che sugli 8 miliardi di bilancio della sanità sia possibile risparmiare un 1 per cento, facendo sforzi tutti assieme. La Donazzan? È assessore e difende giustamente il suo budget, è comprensibile, ma noi difendiamo una ragione politica e la nostra risposta è no».
Piero Erle

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