REFRONTOLO Il gruppo controllato dalla famiglia Merloni a caccia di compratori

Indesit, futuro tra Cina e Germania

Mercoledì 29 Settembre 2010, Treviso Il futuro della Indesit di Refrontolo guarda verso la Germania e la Cina. Per garantire la sopravvivenza dello stabilimento, lo stesso gruppo controllato dalla famiglia Merloni starebbe lavorando ad un passaggio di mano e ad una riconversione produttiva del complesso. Quella che, in gergo, viene definita reindustrializzazione del sito, consentendo di reintegrare almeno una buona parte degli attuali 95 dipendenti. Tanto da aver incaricato una società specializzata, la Sernet di Milano, di elaborare dei progetti in questa direzione.
I rappresentanti della società di consulenza hanno partecipato ieri all'incontro al ministero tra la dirigenza del gruppo e i sindacati e il coordinamento dei lavoratori. Insieme a Paolo Feltrin: è stato proprio il professore trevigiano a «tracciare l'identikit» del possibile compratore (oltre a Refrontolo, la Indesit intende dismettere anche Brembate): una multinazionale, magari del settore, collegata alla Germania (unico paese europeo, in questo momento, con una crescita consistente) o a capitali cinesi. Beninteso, si tratta di ipotesi generali, per ora non c'è nessun nome di aziende interessate. Ma queste sarebbero le linee su cui ci si sta muovendo.
I sindacati hanno apprezzato che si cominci a prendere seriamente in considerazione l'ipotesi, da loro caldeggiata, di una reindustrializzazione: «Questo deve essere l'asse portante, soprattutto nel trevigiano, viste le difficoltà di ricollocare i lavoratori a causa delle tante crisi aziendali - ribadisce Loris Scarpa, della Fiom Cgil -. E sia chiaro: l'impresa non può pensare di cercare fino ad un certo punto e poi defilarsi. O si troverà una nuova occupazione per tutti gli addetti, o non ci sarà accordo». Già dalla prossima riunione, i tecnici della Sernet si sono impegnati a fornire qualche dato più concreto. Nessuno si nasconde, però, che la trattativa sarà lunga e complicata. Comunque, almeno fino a metà novembre, gli stabilimenti resteranno aperti e operativi. Punto su cui i confederali non derogano. Aggiungendo un'altra notazione: «Mentre nella prima fase della vertenza ad intervenire erano i leghisti - chiosa Scarpa - ora la gestione politica della vertenza sembra passata nelle mani del Pdl».

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