Prova del fuoco per l'asse Lega-Pdl. Oggi lo Statuto, domani Porto Tolle: tensioni nella maggioranza di Zaia
L'approvazione della "carta delle regole" appare imminente ma resta lo scoglio del voto di fiducia
VENEZIA. La settimana politica che si apre rappresenta un'autentica prova del fuoco per l'inquieta alleanza Lega-Pdl che governa il Veneto. Oggi la commissione Statuto del consiglio regionale è chiamata a pronunciare il sospirato sì definitivo allo Statuto; domani il governatore Luca Zaia interverrà in aula nel tentativo di sbloccare il via libera alla centrale di Porto Tolle e, a seguire, il calendario di Palazzo Ferro-Fini prevede calendario l'esame del progetto di legge di riforma elettorale da trasmettere al Parlamento. Mercoledì, infine, i consiglieri discuteranno un nutrito pacchetto di provvedimenti comprendente sia tagli di spesa che nomine in enti e istituzioni.
Le incognite sono numerose e ad alimentarle è la tensione che caratterizza i rapporti tra i partiti di maggioranza. La miccia l'ha accesa il padre-padrone del Carroccio veneto Giampaolo Gobbo che, commentando l'autorizzazione all'arresto del parlamentare azzurro Papa concessa dalle Camere con i voti "padani", ha lanciato un ruvido benservito al premier: «Conquistato il federalismo, getteremo a mare Berlusconi». Parole come pietre, alle quali i pidiellini - per voce del sottosegretario-coordinatore Alberto Giorgetti e del capogruppo Dario Bond - hanno replicato immediatamente, minacciando di aprire la crisi alla Regione Veneto qualora, a Roma, la Lega «tradisse» il Cavaliere.
L'intervento pacificatore di Zaia - «L'asse Pdl-Lega è fondamentale per aprire la stagione delle riforme» - ha attenuato solo temporaneamente i toni, presto rinfocolati dalle frecciate riservate dal ministro Brunetta («Non è federalismo») e dal senatore Castro («Una regressione feudale») alle "sedi ministeriali del nord" inaugurate da Bossi e Calderoli a Monza.
Tant'è. Oggi la commissione Statuto tenta di approvare (buona ultima in Italia) la "carta delle regole" che dovrebbe fornire strumenti più funzionali all'attività amministrativa. Lo scoglio finale è costituito dall'introduzione del voto di fiducia, quanto mai sgradito all'opposizione (Laura Puppato del Pd lo bolla come un «atto d'imperio») e finora sbandierato come una priorità dalla Lega. Che tuttavia, nel corso dell'ultima seduta, ha ammorbidito il suo atteggiamento e, attraverso il capogruppo Federico Caner, si è dichiarata disponibile a un compromesso, suscitando l'ennesima arrabbiatura del partner Pdl, colto completamente di sorpresa dalla svolta dell'alleato. La sensazione, comunque, è che il traguardo dell'approvazione statutaria sia ad un passo. Occorre compierlo, però.
Altra questione calda è l'approvazione della modifica legislativa che autorizza la conversione a carbone della centrale elettrica di Porto Tolle. Qui la giunta è compatta sul sì e le posizioni delineate, con l'astensione del Pd, il voto favorevole dell'Udc e l'opposizione di Sel e Idv i cui emendamenti hanno determinato il rinvio del voto. La Sinistra, in particolare, definisce il piano dell'Enel «uno scempio» e ventila il ricorso al referendum abrogativo, innescando la dura reazione del sindacato e dei lavoratori polesani («Una volta i comunisti difendevano il lavoro, ora lo affossano», morde la Cgil) in presidio permanente davanti al consiglio per difendere l'occupazione e gli investimenti a rischio.
Filippo Tosatto