Protocollo speciale per Porto Marghera

Dopo lo sciopero, sos alla Prefettura: i sindacati «sfidano» Confindustria

Il giorno dopo l'ennesimo infortunio mortale a Porto Marghera, il coordinamento delle Rsu delle imprese d'appalto e le segreterie di Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un urgente incontro in Prefettura. Anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil veneziane si preparano a chiedere un «tavolo per l'emergenza sicurezza» per definire un «protocollo» capace di responsabilizzare le imprese committenti e appaltanti e, sopratutto, di garantire continui controlli sul rispetto delle norme e delle procedure di sicurezza.
Due ore di sciopero. Ieri gran parte dei dipendenti delle centinaia di imprese d'appalto hanno incrociato le braccia e bloccato le portinerie del Petrolchimico per dire «basta» allo stillicidio di infortuni che, malgrado le leggi in vigore, continua a insanguinare i pochi impianti ancora in funzione nel polo chimico veneziano, decimato da chiusure di aziende, licenziamenti e ricorsi alla cassa integrazione. Hanno scioperato per due ore anche i lavoratori chimici, a cominciare dai 390 dipendenti di Polimeri Europa, società dell'Eni, che lavorano negli impianti del cracking dell'etilene - in manutenzione - dove mercoledì mattina l'operaio romeno Michai Sadagurschi, di 44 anni, è morto schiacciato da una flangia di metallo di 800 chili che stava tentando di spostare manualmente con l'aiuto di due colleghi.
Una sfilza di morti. Michai Sadagurschi - dipendente della Belmont, impresa pavese specializzata in manutenzioni industriali - è la terza vittima di un infortunio mortale sul lavoro che si è registrato in provincia di Venezia nell'arco degli ultimi otto giorni. Del resto, il giorno prima di quest'ultima «morte bianca», Cgil, Cisl e Uil veneziane hanno tenuto la quinta assemblea dei delegati di fabbrica, dedicata proprio alla sicurezza sul lavoro che a Venezia ha registrato nel 2010 un saldo di 15 morti, 3 in più dell'anno precedente. In quell'assemblea è stato deciso di rinnovare e radicare in tutti i luoghi di lavoro i «delegati alla sicurezza» e, ancora una volta, è stato sollecitato un maggiore coordinamento e più controlli da parte dell'Ispettorato del Lavoro e degli altri enti preposti alla sicurezza e alla salubrità degli ambienti di lavoro.
Protocollo sicurezza. «Ma i nostri delegati alla sicurezza non bastano - dicono i segretari confederali veneziani - per garantire a chi lavora di non rimetterci la vita o restare invalido per tutta la vita, è necessario l'impegno responsabile dei titolari delle imprese d'appalto e committenti che debbono assumersi, nero su bianco, la responsabilità di garantire il rispetto delle norme antinfortunistiche».
Le segreterie delle tre confederazioni veneziane si sono consultate già ieri e lo faranno anche nei prossimi giorni per mettere a punto la bozza di un «protocollo di sicurezza» da concordare con le associazioni delle imprese d'appalto (piccole industrie, artigiani e cooperative) e delle grandi aziende committenti. Cgil, Cisl, Uil colgono così al balzo la disponibilità data ieri dal presidente di Confindustria veneziana - Luigi Brugnaro - a «fermare il dramma degli incidenti sul lavoro» e chiedono alle altre associazioni imprenditoriali di fare lo stesso. L'obiettivo è arrivare al più presto ad un incontro in Prefettura per definire il «protocollo di sicurezza», con tanto di strutture e uomini che dovranno garantire controlli e ispezioni continui e la possibilità di sanzionare le imprese che non rispettano norme e procedure di sicurezza sul lavoro.
La strada è tutta in salita, si tratta, infatti, non solo di responsabilizzare la miriade di imprese, con sedi disparate e dipendenti sempre in trasferta per l'Italia intera, ma anche di convincere le grandi committenti di Porto Marghera (Eni, Enel, Fincantieri, ecc.) di non affidare più gli appalti per le manutenzioni dei loro impianti attraverso la tecnica «del massimo ribasso, tutta a spese dei diritti e della incolumità dei lavoratori».
Gianni Favarato

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