Profughi in corteo, traffico in tilt
La protesta per il mancato riconoscimento dello status di rifugiati. Sono stati denunciati
JESOLO Profughi in rivolta bloccano per una giornata il lido e il Paese. Hanno fatto sul serio, dopo le prime sortite fuori della Croce Rossa la scorsa estate e in autunno. Ieri alle 9 erano già in piazza Drago, una trentina, a bloccare il traffico, urlando, sdraiandosi lungo la strada e alla rotonda, poi esibendo vistosi striscioni in cui chiedevano aiuto alle autorità. Attacchi ai vertici della croce rossa, polemiche: «Italy, we need help», Italia, abbiamo bisogno di aiuto, gridavano questi ragazzi del Ghana, Sudan, Pakistan, Costa d'Avorio. La polizia del commissariato di Jesolo non li ha mollati un attimo, da quando sono stati segnalati, senza autorizzazione alcuna, uscire dalla sede della Croce Rossa di via Levantina, dove soggiornano da mesi. Solo 9 di loro hanno visto il riconoscimento di rifugiati politici, un trentina dovrà tornare invece nei paesi dai quali è giunta, la maggior parte Libia, entro un mese. La tensione era nell'aria da giorni. Sono arrivate anche polizia locale, carabinieri e guardia di finanza. Sulla strada il commissario, vice questore Mario Argenio, con i suoi ispettori e agenti. Il traffico è andato in tilt, prima in piazza Drago, poi in via Mameli, verso il lido. Sono giunti sul ponte della Vittoria verso il Paese, passando per la parrocchia e fermandosi prima davanti alla sede della Cisl, poi verso piazza della Repubblica, quindi al «ponte de fero» del Paese. Ci sono rimasti fino alle 14 circa, gridando di continuo. "Si sono dimenticati di noi - hanno detto - vogliamo i nostri diritti, restare in Italia, non torneremo da dove siamo venuti«. Il sindaco, Francesco Calzavara: «Così facendo rischiano di acuire le tensioni in una città che li ha accolti con tolleranza. Ora devono rassegnarsi a tornare nei paesi che non sono più in guerra, dopo che hanno percepito 46 euro al giorno a spese dei cittadini». Forti critiche anche da Marcello Carbone dell'Udc, poi da Daniele Bison della lista civica, quindi Roberto Rugolotto del Pd. A giorni dovrebbero partire, ma stanno cercando un legale. Il presidente della Caritas veneziana don Dino Pistolato, ieri si è messo in contatto: «Li aiuteremo». Ma neppure le sue parole sono servite. Adesso saranno denunciati per manifestazione non autorizzata e blocco del traffico. «Questi profughi - ricordano Lucas Pavanetto e Renato Martin del Pdl - hanno avuto l'8 febbraio il diniego alla richiesta di status di rifugiato, ora hanno trenta giorni per fare il ricorso, dopo questo se restano in Italia sono clandestini. In alternativa hanno il passaggio aereo e 200 euro in denaro per tornare al Paese di appartenenza, tutto a spese dei contribuenti italiani. Il nostro sospetto è che ci sia dietro qualcuno a muoverli». Lo Stato ha già assegnato a nove una proroga di un anno in Italia, poichè sono ad alto rischio nei loro Paesi, agli altri invece non è stato prorogato poichè il Paese dal quale provengono non sarebbe a rischio.
Giovanni Cagnassi