Primo maggio, apra chi può

Primo maggio, apra chi può
Negozi, bar e ristoranti in gran parte funzionanti sulle spiagge
e nelle città d'arte nonostante le celebrazioni per la festa del lavoro

Domenica 1 Maggio 2011, Venezia - A Venezia non se ne parla nemmeno di chiudere, saranno tutti lì, tra calli e campielli, a mettere in mostra vetri, maschere e gondolette. A Verona neppure, come da tradizione per un'altra grande città d'arte. Ma a Padova, se esiste la possibilità di alzare le saracinesche, non saranno in molti a farlo. Libertà di scelta incoraggiata dalla giunta di centrosinistra. Idem a Treviso dove saranno solo alcuni grandi magazzini a tenere aperto nel giorno del riposo dedicato alla festa del lavoro.
Ma le eccezioni ci sono, con la complicità della coincidenza domenicale, da sempre diventata - per alcune categorie autorizzate o località turistiche - occasione per prolungare le aperture, nella speranza di riequilibrare la crisi. Nell'Alto Vicentino aprono i negozi a Piovene Rocchette, Tonezza del Cimone, San Vito di Leguzzano e Valli del Pasubio. A Tolmezzo hanno battezzato - peraltro molto poco furlanamente - "shopping day" il via libera agli esercenti e commercianti. Ma tutta la costa adriatica, da Rosolina a Grado, passando per Sottomarina, Jesolo, Caorle, Lignano e Bibione, oggi sarà un'unica, grande spiaggia che anticipa l'estate.
Qualche discussione si è materializzata nella settimana che si sta per concludere. Ad esempio, da Monfalcone l'altro giorno il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha rimarcato: «Ma con tante feste che ci sono in un anno, proprio il Primo maggio bisognava scegliere?». Una battuta, più che una polemica. Ma da Mestre viene un'analisi della Cgia che dimostra come in Italia quasi 3 milioni di lavoratori dipendenti nel 2010 hanno lavorato almeno una domenica al mese, mentre più di due milioni ne hanno lavorate addirittura due. «A questi milioni di lavoratori dipendenti spiega il segretario Cgia, Giuseppe Bortolussi - vanno aggiunti i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, agricoltori, esercenti, ambulanti) che mantenendo aperta la loro attività lavorano anche alla domenica. Si tratta di un altro milione e mezzo».
Il settore alberghiero e della ristorazione ha il dato più elevato di occupazione festiva (64 per cento, pari a 521.757 lavoratori). Seguono pubblica amministrazione e difesa (26,7 per cento sul totale pari a 372.975 lavoratori), sanità e assistenza sociale (21,9 per cento, 625.364 lavoratori). E in Veneto il 14.8 per (238 mila) ha lavorato almeno una volta al mese, il 10.3 per cento (166 mila persone) anche due o più volte. Siccome quest'anno il Primo maggio cade di domenica, è evidente che la polemica non esiste.
Anzi, le forze dell'ordine saranno oggi più impegnate che in una normale festività. Per le manifestazioni unitarie programmate un po' dovunque dai sindacati. Con la scelta di sottolineare i temi dell'Unità d'Italia (soprattutto in Friuli, a Trieste, Gradisca d'Isonzo, Cervignano e Pordenone), della Costituzione (a Padova Marco Paolini ne leggerà alcuni articoli) e della crisi occupazionale (ovunque). Con qualche apparente strappo. Come a Treviso (massiccio servizio d'ordine anche per una manifestazione a Susegana di Skin e neo-nazisti) dove la presenza del sindaco leghista Giampaolo Gobbo sul palco ha indotto a inserire tra le canzoni ufficiali, oltre a "Bella ciao", anche "La leggenda del Piave" e "Va' Pensiero". Inni padani nella festa rossa. Anche a Mestre, capitale veneta del lavoro operaio, Cgil-Cisl-Uil si ritroveranno assieme in piazza Ferretto, come accadeva sempre nel passato. E nel capannone del Petrolchimico verrà inaugurata la mostra "Lotte infinite". Quando i lavoratori erano moltissimi e il Primo Maggio era per tutti un giorno sacro.

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