Primo Torresin se ne va «La mia esperienza utile per una nuova politica»
Primo Torresin se ne va «La mia esperienza utile per una nuova politica»
BELLUNO. Da sindacalista a politico. Mancano pochi giorni all'addio del segretario provinciale della Cisl, Primo Torresin, deciso a lasciare l'incarico e anche il sindacato, dove ancora giovane ha mosso i primi passi. Torresin, dopo 25 anni di attività confederale, ha scelto di mettere a frutto l'esperienza maturata fino ad oggi in modo diverso, entrando in politica. Martedì, a suggellare il cambio della guardia arriverà a Belluno, alla Nogherazza, il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni che contestualmente nominerà i nuovi vertici provinciali. E le sorprese non mancheranno. Ma quella di Primo Torresin, feltrino, 59 anni, è una scelta ponderata, maturata nel tempo e presa in questi ultimi mesi, quando la crisi economica è stata affiancata dalla crisi della politica. Ed è per contrastare questa realtà che ha deciso di "scendere in campo". Signor Torresin, da quanto tempo fa parte della Cisl? «Ho iniziato come delegato Cisl a Feltre nel 1985, prima come rappresentante interno fino al 1989 poi come segretario provinciale della funzione pubblica. Nel 1990-1991 sono stato il responsabile Cisl per la zona di Feltre. Nel 1992 sono entrato nella segreteria provinciale come segretario organizzativo fino al 2004, quando sono stato nominato segretario provinciale. Incarico che dura quattro anni e che mi è stato riconfermato nel 2008». Perchè la scelta di lasciare per la politica? «E' una decisione che stavo maturando da tempo, ma che ho comunicato il 12 gennaio scorso ai vertici. Ho deciso di lasciare perchè ritengo che queste organizzazioni abbiano bisogno di dare spazio ai giovani. Inoltre, avendo l'età per andare in pensione, ho pensato che la mia esperienza nel mondo sindacale avrebbe potuto essere messa a disposizione del territorio in un altro modo. Questo, a mio parere, è il momento storico in cui tutti debbono dare il loro contributo per cambiare le cose». Si parla di una sua confluenza nell'Udc. «La mia intenzione è di realizzare un percorso che porti a costituire dei gruppi di lavoro con tutte le rappresentanze territoriali da quelle sindacali, imprenditoriali, sociali, così da costringere la politica a confrontarsi con la nostra realtà. Infatti, ci sono due grandi elementi negativi in questo momento: da una parte la crisi economica, da cui nessuno sa quando potremo uscire, dall'altra la crisi politica di cui non si riesce a trovare il bandolo. Oggi, i territori sono gestiti dalla politica romana che impone dall'alto nomi e candidati, senza tenere conto delle specificità delle singole realtà. Assistiamo a troppa contrapposizione tra i partiti e tra le persone. La politica è decisa sempre agli alti vertici. Bisogna ripartire dal basso, invece: dai pensionati, dai giovani, da chi non ha più un lavoro. E da qui individuare un percorso su cui le forze politiche possano confrontarsi. Sicuramente servirà del tempo, assieme al coraggio e alla determinazione. E io voglio provare a fare qualcosa per migliorare questa situazione. Anche a livello locale, giungono segnali di irrigidimento e di incapacità di colloquiare». Si riferisce ai problemi sorti con la Provincia di Belluno? «E' sotto gli occhi di tutti che ci sia una reale difficoltà a dialogare con la Provincia, perchè ritiene di dover rendere conto delle proprie azioni solo all'elettorato. La Provincia deve tornare ad essere l'elemento di raccordo tra tutti gli enti territoriali e lo deve fare solo con un confronto serio e pacato, con lo scopo di costruire qualcosa insieme». Dopo 25 anni come lascia la Cisl? «Lascio un sindacato stabile e unito, contrariamente a come lo ho trovato, e questa unità interna gli ha permesso e gli permetterà di risolvere i problemi. E a questo proposito, voglio ricordare due episodi esemplari: il primo risale al 1990, quando da responsabile del Feltrino, sono stato il primo a battermi per l'apertura della galleria di Arsiè richiamando in piazza sindaci e comunità montane. Il secondo riguarda lo sforzo che abbiamo fatto tutti insieme per salvare la birreria Pedavena. E' stata una grande conquista: i sindacati uniti hanno dimostrato che quando si ha un obiettivo comune, le divisioni ideologiche vengono messe da parte. Ma c'è anche una nota negativa in questi 25 anni: cioè l'abbandono da parte dell'imprenditoria della parte alta della provincia e la conseguente chiusura delle fabbriche, mentre nel Feltrino dispiace per la Marangoni. In questi casi abbiamo dovuto assistere impotenti a decisioni che non dipendevano da noi». La Cisl, contro la crisi, ha fatto il massimo? «A livello nazionale abbiamo contribuito a modificare gli ammortizzatori sociali, a livello provinciale siamo riusciti a superare le diversità con Cgil e Uil e a produrre iniziative, documenti, pressioni sulle istituzioni. Siamo riusciti a organizzare la grande manifestazione di settembre e ad elaborare tutti insieme quel documento programmatico su cui è stato avviato il confronto con la Provincia». Cosa vede nel futuro della provincia? «Quando ci rialzeremo non sarà più come prima. Per questo tutti, dai sindacati alla politica agli imprenditori, devono impegnarsi a capire dove e come si può risollevare il territorio. Non possiamo continuare a dire di no a tutto: no al turismo, no agli investimenti sull'ambiente, no alla green economy. Così non si andrà da nessuna parte. Serve invece prendere un po' di tutto e ripartire. Una soluzione non può più essere rinviata, ma deve essere presa tutti insieme». Chi vede "idoneo" a sostituirla alla guida della Cisl bellunese? «Lo si scoprirà solo martedì. Sicuramente ci saranno delle novità». Quali siano, però, il segretario uscente non lo dice anche se sembra che potrebbe venire eletta una donna. Tra i "papabili" c'è quello della segretaria della Cisl Scuola, Anna Orsini. E se così fosse, sarebbe una svolta epocale per la Cisl.
Paola Dall Anese