Prima i disoccupati bellunesi: no dalle imprese

BELLUNO - «Lavoro prima ai Bellunesi? Falsa questione. Guardiamo agli appalti». Almeno per le piccole imprese, secondo il presidente dell'Ascom di Belluno Franco De Bortoli, l'idea della Provincia di ricollocare prima i residenti di lunga data non funziona. Che la cosa non stia in piedi dal punto di vista legale lo ha ammesso anche l'assessore provinciale Stefano De Gan, che l'altro ieri ha tracciato la linea dell'Ente e che ha dichiarato di confidare «nella sensibilità di imprese e agenzie interinali», perché «guardino alla lista di disoccupati o inoccupati censiti nel Bellunese». Posizione ribadita ieri da presidente Gianpaolo Bottacin: «Confrontando extracomunitari con disoccupati "bellunesi" vediamo che il numero collima. Senza stranieri, non avremmo disoccupati». Freddo De Bortoli: «Mi pare la riproposizione della formula del Fondo di solidarietà, che ha generato polemiche. E poi, se una piccola azienda cerca dipendenti, guarda al mercato, non agli anni di residenza; soprattutto per ricettivo e pubblici esercizi, dove si lavora al weekend: i bellunesi non ci vanno neanche in tempi di crisi. E ancora: la legge è legge. E infine: si parla tanto di lavoratori, mentre sarebbe il caso che gli appalti rimanessero sul territorio». Per le grandi imprese, Confindustria fa sapere che «si fa riferimento ad altri criteri, come competenze o disponibilità; e che le aziende sono libere di scegliere chi par loro». Ma per il segretario della Cgil locale Renato Bressan la vicenda sta assumendo toni grotteschi: «Ad Agordo dove Luxottica riassume, si dice che bisogna ricollocare prima gli agordini, poi i bellunesi: si finirà per ragionare per quartiere. E poi: a chi si rivolge Palazzo Piloni? Anche quest'anno gli imprenditori hanno chiesto una quota di extracomunitari; le aziende chiamano, la politica fa i decreti di ingresso. Ma una volta entrati, gli "stranieri" hanno dignità e diritti».

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