Prima guida al patrimonio di archeologia industriale

Sabato 25 Giugno 2011, Padova - «Parlando di archeologia industriale, il libro parla in definitiva di noi, ci racconta cosa siamo stati e cosa potremmo essere, sollecitandoci a puntare sulla bellezza, sul recupero di ciò che sarebbe assurdo lasciar decadere, sulla tutela dell'ambiente, sulla valorizzazione delle straordinarie capacità di impresa e di lavoro che caratterizzano da sempre il nostro territorio». Il vicesindaco Ivo Rossi commenta così l'ultima fatica di Lino Scalco "Guida al patrimonio archeologico-industriale nel padovano", prefazione di Gugliemo Monti (Antilia, Treviso). A palazzo Moroni l'autore ha spiegato che nel volume - frutto di un lavoro di sei anni e realizzato grazie al sostegno di Comune, Camera di Commercio, Consorzio Zona industriale e porto fluviale, Confindustria, Cgil - per la prima volta viene catalogato l'intero patrimonio archeologico-industriale di Padova e provincia. Si articola in tre parti. La prima affronta diverse problematiche, a partire dall'inaugurazione, nel 1842, dei 30 chilometri della linea ferroviaria Padova-Marghera. Segue un breve esame della società agro-mercantile padovana pre e post-unitaria. L'analisi si sposta sui rapporti tra agricoltura e industria e sul legame agricoltura-credito nel Ventennio, sulle trasformazioni urbane e territoriali tra le due guerre mondiali, sui nuovi settori produttivi negli anni della ricostruzione post bellica: dalla nascita della Zona industriale e porto fluviale a nord del Piovego ai meccanismi di crescita nelle tre grandi aree della provincia nei decenni dell'industrializzazione diffusa. La seconda presenta quindici tipologie produttive (sono interessati 105 comuni). La terza riflette sul futuro del patrimonio archeologico-industriale nel padovano. Scalco dedica il volume a Italia Nostra.
Maria Pia Codato

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