Pranzo senza buono, sanzionati La direzione ha chiesto la restituzione del rimborso concesso

BELLUNO La Direzione Arpav chiede la restituzione del rimborso pasto pagato a dipendenti che non hanno utilizzato i buoni pasto del valore di 4.93 euro, in esercizi convenzionati mentre erano sul territorio per servizio. La sanzione si riferisce a giornate nel periodo primaverile ed è arrivata solo ora dopo 5-7 mesi dall'avvenuta infrazione regolamentare. Il regolamento interno prevede, infatti, che i dipendenti del comparto, durante le attività sul territorio, per la pausa pranzo debbano cercare un esercizio che accetti i buoni del valore di 4.93 euro e, se proprio non ne individuano uno, possono mangiare in un ristorante con spesa massima di 12 euro. Tale regolamento, ad oggi, non vale invece per i dirigenti che possono spendere fino a 22 euro per pasto consumato. Questo regolamento è entrato in vigore in forma sperimentale ad inizio 2011. A luglio è stato reso disponibile un elenco degli esercizi convenzionati. La verifica degli scontrini effettuata in amministrazione Arpav, che ha poi portato alla notifica della richiesta di restituzione della somma erogata, sembra sia stata fatta da questo elenco che non è del tutto attendibile. «E' un altro caso di rigidità di regolamento per i sottoposti e non per i superiori o i pari livello», dichiarano alcuni degli interessati che non hanno preso proprio bene questa situazione. I sindacati sottolineano che la vicenda a Belluno è stata sistemata. Gianluigi Della Giacoma (Fp Cgil) precisa che «c’è stata confusione per un certo periodo, per la questione del rimborso pasto e quindi i lavoratori sono stati costretti a restituire il rimborso ottenuto». Della Giacoma anticipa anche che presto, pure per i dirigenti, i rimborsi con buoni pasto o senza saranno equiparati a quelli dei tecnici.