«Potere ai salariati in azienda» È di Castro la legge che prevede la partecipazione agli utili
«Potere ai salariati in azienda» È di Castro la legge che prevede la partecipazione agli utili
Dalla crisi si esce solamente con la coesione sociale È il modello Zanussi che si realizza vent'anni dopo
TREVISO. Il contratto nazionale ha esaurito la sua forza propulsiva. La lotta di classe è morta e sepolta. I lavoratori non abbiano paura. E rispolvera un suo vecchio slogan: «Passare dal modello antagonistico al modello agonistico».
Maurizio Castro, 55 anni, pordenonese di nascita ma casa a Vittorio Veneto, cattolico della destra sociale, è oggi senatore della Repubblica per il Popolo delle libertà. Ma nel quindicennio tra il 1987 e il 2003 è stato direttore delle risorse umane del gruppo Zanussi-Electrolux, quando ancora si chiamavano capi del personale ed erano «cattivi» per antonomasia.
Per questa sua lunga esperienza, il senatore del Pdl eletto nella Marca trevigiana è stato definito in questi giorni «il padre della via italiana alla partecipazione».
Con Pietro Ichino, il giuslavorista del Partito Democratico, e Tiziano Treu, il ministro del Lavoro dei governi Prodi, ha scritto un disegno di legge sulla «partecipazione dei lavoratori nell'impresa». Una proposta che ha già ottenuto il via libera dal governo - Sacconi ne è il suggeritore, Tremonti la sostiene - e che sta iniziando in questi giorni il suo cammino parlamentare, calendarizzato alla Commissione Lavoro del Senato.
In sintesi, il disegno di legge prevede l'introduzione di «forme di partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori nell'andamento dell'azienda». Si va dagli obblighi di informazione o consultazione alla partecipazione dei lavoratori nei consigli di sorveglianza, alla distribuzione di quote del capitale, al riparto degli utili d'impresa ai dipendenti. Insomma, non è ancora il sindacalista in consiglio di amministrazione, ma poco ci manca.
In cambio, il sindacato si accontenta di un contratto-quadro nazionale che regola la parte normativa e i minimi garantiti, accetta che una parte della retribuzione sia legata al raggiungimento dei risultati aziendali, accoglie forme di organizzazione del lavoro o distribuzione dei tempi diverse da quanto previsto dal contratto nazionale. Alla Zanussi li avevano chiamati, già dieci anni fa, «lavoratori a chiamata» od «operai-squillo».
Nei suoi sedici anni tra i frigoriferi e le lavastoviglie di Susegana e Porcia di Pordenone Maurizio Castro ha dato forma ad una serie di accordi (il primo dei quali firmato il 22 dicembre 1990) che videro i lavoratori della Zanussi condividere per molti aspetti la vita del gigante multinazionale dell'elettrodomestici.
Fu soprattutto un metodo, chiamato della «concertazione», che si infranse rovinosamente dieci anni dopo, al referendum del 18 luglio 2000, nel quale il 70 per cento dei lavoratori bocciò l'intesa siglata persino dalla Fiom trevigiana, allora guidata da un giovane (ma evidentemente troppo precoce) Paolino Barbiero.
«Anni straordinari - ricorda Castro -. I cui risultati furono spettacolari: per l'azienda perchè aumentò efficienza e profitti, e per i lavoratori perchè aumentò il salario e l'occupazione netta, giusto in un periodo di ristrutturazione europea del gruppo, che non toccò gli stabilimenti italiani. I protagonisti di quella stagione poi hanno tutti fatto un percorso importante: chi nel sindacato, chi in azienda, chi nella politica nazionale».
Insomma, quel modello-Zanussi scrisse una pagina importante nella storia delle relazioni sindacali italiane, anche se per molti anni rimase esemplare e solitario. Fino al famoso referendum che sconfessò il sindacato, una sconfitta che in termini evocativi per il Nordest fu come la marcia dei quarantamila alla Fiat.
Castro parla di un «seme», quello del modello Zanussi, che ci ha messo vent'anni a germogliare. Ma è certo che diventerà legge nel 2010, con l'approvazione entro l'anno della legge e subito dopo dei decreti attuativi.
«In fondo, anche la riforma del pubblico impiego nasce dal lavoro comune di Brunetta e Ichino ed è stata la prima riforma di matrice parlamentare di questa legislatura», dice Castro.
L'accelerazione c'è stata con il contemporaneo arrivo in Parlamento di Pietro Ichino e Maurizio Castro, e con l'approdo al ministero del Lavoro di un altro trevigiano, Maurizio Sacconi, amico-gemello del senatore di Vittorio Veneto. Aggiunta l'esperienza di un ex ministro come Tiziano Treu e il meglio dei giuslavoristi italiani - di maggioranza e opposizione - ha messo nero su bianco un pezzo dell'eredità morale di Massimo D'Antona e Marco Biagi.
Daniele Ferrazza