Porto Tolle, alla centrale Zaia chiama il premier
ENERGIA. Il governatore scrive a Berlusconi dopo la bocciatura arrivata dal Consiglio di Stato. Per il segretario della Cisl, Bonanni, la vicenda è scandalosa «Sbloccare gli investimenti»
Il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi in merito alla vicenda della Centrale Enel di Porto Tolle, con la quale evidenzia alcune preoccupazioni.
«Caro Presidente, sono in attesa di conoscere le motivazioni del Consiglio di Stato che spiegheranno il merito di una sentenza sulla centrale Enel di Porto Tolle che, in ogni caso, andrà compresa e rispettata. Non posso, però - sottolinea Zaia - non condividere con il Governo Nazionale la grande preoccupazione di tutto il territorio per tre aspetti che mi sembrano centrali in questa vicenda». «Innanzitutto - scrive Zaia - il tema del lavoro. Il Veneto ha perso, in questo periodo di crisi economica, quasi 150 mila posti di lavoro. Il mancato investimento dell'Enel, che sta realizzando un'opera per quasi 2 miliardi di euro, avrebbe effetti diretti e di indotto davvero devastanti. In secondo luogo, verrebbe meno a questo territorio, che rappresenta ancora uno dei motori accesi dell'economia industriale nazionale, quella fonte energetica che, in breve tempo, ci avrebbe portati a un sostanziale pareggio tra fabbisogno e consumi. Tale mancanza comporterebbe esiti imprevedibili per il tessuto industriale che attende con ansia, invece, la messa a regime di un'opera che tutti consideriamo irrinunciabile». «Infine - prosegue Zaia - la mancata trasformazione della Centrale comprometterebbe il compimento del processo di compatibilità tra sviluppo economico e tutela ambientale, compimento che sarebbe garantito dalla trasformazione dell'impianto, come tutti gli studi compiuti in questi anni confermano». «Credo dunque - aggiunge Zaia rivolgendosi a Berlusconi - che sarà necessario sostenere il progetto di riconversione della Centrale di Porto Tolle, facendo anche ricorso ai mezzi e alle risorse propri del Governo nazionale».
BONANNI: VICENDA SCANDALOSA. «Il Governo deve sbloccare la vicenda della centrale termoelettrica di Porto Tolle. È davvero scandaloso il rimpallo tra Tar e Consiglio di Stato, tra governo locale e governo nazionale che, di fatto, stanno bloccando la riconversione a carbone pulito della centrale».
È quanto ha dichiarato il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Due distinte Commissioni nazionali ed una regionale hanno certificato la compatibilità ambientale del progetto», sottolinea il leader della Cisl. «La riconversione porterebbe benefici all'ambiente, alle bollette e al territorio ospitante la centrale. A Porto Tolle sono in ballo circa 3.000 posti di lavoro per cinque anni e 2,5 miliardi di investimenti.
Dopo la sospensione del nucleare e la crisi del nord Africa, gli unici progetti in grado di alleviare la dipendenza energetica italiana, sono quelli di riconversione a carbone pulito, corroborati dal sequestro della CO2: Porto Tolle (Enel) nel Veneto, Rossano calabro (Enel) e Saline Joniche (Repower) in Calabria, Fiume Santo (Eon) in Sardegna, Vado Ligure (Tirreno Power). Sono - cocnlude Bonanni - investimenti vitali per il sistema elettrico nazionale, per l'economia dei territori ospitanti e indispensabili per garantire energia elettrica a minor costo alle famiglie ed alle imprese italiane. In tutto, sono oltre 7 miliardi/euro di investimenti privati e migliaia di posti di lavoro diretti e indotti che rischiano di andare persi.
Il Governo deve difendere questi progetti, a partire da Porto Tolle, dichiarandoli indispensabili e strategici per l'interesse nazionale. Compito delle istituzioni deve essere quello di attivarsi per incentivare lo sviluppo e migliorare la competitività italiana».