«Pomigliano, il ricatto rischia di sbarcare in Veneto. Gallo (Fiom): l'accordo può arrivare nelle aziende dell'indotto. Barbiero: accordo irricevibile
«Pomigliano, il ricatto rischia di sbarcare in Veneto. Gallo (Fiom): l'accordo può arrivare nelle aziende dell'indotto. Barbiero: accordo irricevibile
VENEZIA. Rinunciare ad ogni diritto pur di lavorare. Accettare ogni richiesta dell'azienda, anche la rinuncia a lottare per delle condizioni di lavoro necessarie, pur di salvare il posto. Quello che succede oggi alla Fiat di Pomigliano d'Arco, potrebbe ripercuotersi domani a cascata anche in Veneto. Un vero esempio di svendita dei diritti sotto il ricatto della crisi, che secondo la Fiom Cgil del Veneto non ci metterà molto a prendere piede anche nella nostra regione.
Caratterizzato da un tessuto economico che si basa sulla piccola e media impresa, il Veneto è una delle regioni che maggiormente potrebbero subire le conseguenze delle vicende campane. La questione dei diritti negati a Pomigliano, secondo il sindacato dei metalmeccanici veneti, non avrà conseguenze solo sulle aziende legate all'indotto Fiat, ma genererà un precedente pericoloso sul tema della contrattazione valido per ogni impresa e specialmente per le Pmi, dove la presenza sindacale è scarsa.
«Oggi è in questione il rispetto di un diritto costituzionale come lo sciopero e stiamo assistendo in embrione al tentativo di modificare l'articolo 41 della Costituzione con il risultato che l'impresa deciderà su tutto e su tutti» commenta Luciano Gallo, segretario regionale Fiom Cgil Veneto. Una situazione, quella di Pomigliano, che al sindacalista ricorda il caso Indesit dei giorni scorsi. «Abbiamo visto mettere in pratica un metodo analogo anche in occasione della chiusura dello stabilimento Indesit di Refrontolo. Se questo viene applicato in Fiat la questione fa scuola e anche le aziende dell'indotto potrebbero disdire i contratti aziendali in una logica a cascata». Pretese indiscutibili, orari di lavoro, dislocazione della pausa all'interno del turno e gestione dello straordinario stabiliti unilateralmente dal datore di lavoro.
In epoca di crisi, le pretese di flessibilità da parte dell'azienda ai propri lavoratori diventano pressanti sotto la minaccia di perdere il posto. «Il referendum di oggi è un vero e proprio ricatto tra la pretesa da parte dell'azienda di avere un potere dittatoriale e rimanere senza lavoro. In questo modo - conclude Gallo - si strumentalizza la crisi, ci si approfitta della congiuntura economica per imporre un diktat aziendale del tipo «io ti concedo di lavorare in condizioni di «schiavitù» a patto di darmi tutti i tuoi diritti». Un accordo che peggiora le condizioni dei lavoratori Fiat di oggi, ma che domani inciderà anche sugli operai in catena di montaggio del resto d'Italia. «Le condizioni proposte a Pomigliano sono impensabili. Anche in Veneto ci sono operai che lavorano sulle linee per sette ore e mezzo oppure otto, pensiamo a Zanussi, De' Longhi o Zoppas. Ci vuole capacità di resistere e molte aziende in Veneto lavorano già con ritmi serratissimi» dice Paolino Barbiero, segretario della Camera del lavoro di Treviso. «Un conto però è guardare che l'attività della macchina fili liscia, un altro è fare un'azione ogni 30 secondi senza mai staccare».
(SABRINA PINDO) /