Poco più di quattromila le domande presentate entro il termine di scadenza. Badanti, pure a Verona è stato un mezzo flop
Poco più di quattromila le domande presentate entro il termine di scadenza. Badanti, pure a Verona è stato un mezzo flop
Documenti scaduti e limiti di reddito troppo alti sono state tra le difficoltà maggiori per regolarizzarsi
Non ha certo avuto un grande esito neanche a Verona la sanatoria (o, per dirla in burocratese, «emersione del lavoro irregolare») per colf e badanti scaduta ieri. La nostra provincia, che nei primi giorni era nella «top ten», ossia tra le prime dieci, in fatto di domande è progressivamente scivolata all'indietro e alla fine solo poco più di 4.100 richieste sul totale nazionale di 286 mila, sono partite dalla terra scaligera, molte meno di Caserta, che ha più o meno lo stesso numero di abitanti, o di Modena, che ne ha oltre 200 mila in meno.
Un flop, quindi, rispetto alle previsioni iniziali anche nel Veronese. E le cause sono diverse, molte legate a piccoli ostacoli del regolamento che sono diventati insormontabili, come spiega Jean-Pierre Piessou, dell'ufficio stranieri della Cisl. «La norma richiedeva un passaporto valido e in corso o un equipollente documento di viaggio», spiega il mediatore culturale Cislino, «ma molti lavoratori avevano documenti scaduti. C'è stata una corsa ai vari consolati, ma pochi hanno rinnovato in tempo i passaporti. Alcuni hanno rilasciato attestazioni di presentazione della domanda o documenti temporanei, ma senza indicazione della data di scadenza e non si sa se saranno ritenuti validi. Una seconda difficoltà», aggiunge Piessou, «è stato certamente il tetto dei 20 mila euro di reddito. Tantissimi non lo raggiungevano per poche centinaia di euro. Altri hanno cercato di mettere insieme i Cud del nucleo familiare per alzare il reddito, ma anche in questo caso c'è chi è rimasto fuori per poche decine di euro. Un terzo intoppo è stata la presenza in Italia alla del 31 marzo 2009. Gente che è arrivata dopo, anche per pochi giorni, e ha un lavoro, ha avuto paura di dichiarare il falso e ha rinunciato alla presentazione della domanda».
Storie dolorose, perché chi voleva essere regolarizzato si è trovato di nuovo rigettato nella clandestinità, con tutti i rischi connessi, che con il pacchetto sicurezza sono aumentati.
Nella sede di lungadige Galtarossa e negli uffici decentrati di San Bonifacio, Domegliara, Villafranca, Legnago, Isola della Scala e Nogara, la Cisl ha raccolto e presentato circa 600 domande, un settimo di tutte quelle della provincia. «Un risultato non eccellente», commenta Piessou. «Anche perché la limitazione solo a colf e badanti ha impedito una vera emersione del lavoro nero. Molti che svolgono altri lavori non hanno potuto far ricorso alla sanatoria, anche se più di qualcuno si trovato "sanato" come colf, perché il datore di lavoro non voleva rischiare di perderlo e ha preferito il ricorso a questo escamotage».
Una piccola furbizia. Ma almeno questa è a fin di bene. Ce ne sono infatti state altre che hanno danneggiato, in qualche caso anche economicamente, gli immigrati. «Non sono purtroppo mancati i "furbetti", tanto stranieri che italiani, che ne hanno approfittato», lamenta Piessou. «Gente che si fatta anticipare soldi promettendo regolarizzazioni che non ci saranno».
E c'è poi il problema di chi, come molte badanti, anche se voleva non è stato messo in regola dal datore di lavoro. A Milano Cgil e Cisl hanno deciso di denunciare gli italiani che hanno impedito ai lavoratori stranieri di cogliere questa opportunità di regolarizzazione. «Qui a Verona», conclude Piessou, «ci confronteremo tra forse sindacali per vedere di trovare una linea comune anche su questo fenomeno assai poco civile».
Giancarlo Beltrame