Più domeniche aperte, sì grazie I «big» spingono la rivoluzioneCestaro (Famila) e Klotz (Aspiag): così si esce dalla crisi

PADOVA — Piace, alla grande distribuzione, l'aumento delleaperture domenicali da 8 (più le 4 natalizie) a 20 (più 4), propostodall'assessore regionale all'Economia Isi Coppola e contestato invece dalcommercio tradizionale e da Cgil, Cisl e Uil. I motivi? «In un momento di crisinon possiamo fermare il progresso, per restare arroccati alla tradizione: sevogliamo vendere e far ripartire l'economia, dobbiamo reinventarci». Pensieriespressi dalla voce veneta di Federdistribuzione, Marcello Cestaro, a capo delgruppo Famila, e da Paul Klotz, amministratore delegato di Aspiag, laconcessionaria a Nord Est dei supermercati e ipermercati Despar.

«Per restare a galla bisogna adeguarsi ai nuovi movimentidel mercato — spiega Cestaro — ci sono Paesi in cui i negozi sono aperti settegiorni su sette. Ma per non guardare troppo lontano basta fermarsi alle regionicontermini: Friuli-Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia-Romagna di domenicatengono le serrande alzate, a scapito dei Comuni veneti di confine, costretti asubire la migrazione dei clienti. Ecco perché da qualche anno chiediamo allaRegione più giorni festivi e finalmente l'assessore Coppola ci ha ascoltati.Non pretendo di vedere le vetrine sempre illuminate, credo anch'io che lefamiglie abbiano il diritto di riunirsi almeno un giorno alla settimana, perciòritengo le venti domeniche più le quattro natalizie un ragionevole compromesso.Si potrebbe puntare sulle prime due di ogni mese, quando la gente ha più soldiin tasca». Secondo Cestaro nei periodi di crisi è anche interesse deidipendenti accettare nuove strategie che consentano all'azienda di riferimentodi sopravvivere. «Oggi chi ha la fortuna di avere un posto di lavoro devetenerselo stretto — conferma l'imprenditore, che è anche il patròn del CalcioPadova — e magari gli fa comodo guadagnare qualcosa in più lavorando neifestivi. È vero, i piccoli negozi rispetto alla grande distribuzione incontranomaggiori difficoltà a garantire il turn-over, però per esempio gli alimentaripossono tenere aperto fino alle 13. E comunque anche gli ipermercati soffronola recessione: non riescono più a vendere elettronica, tv ed elettrodomestici,né articoli sportivi, proposti da negozi specializzati, inoltre registrano unaflessione del 30% sul tessile. Oggi un ipermercato se vuole andare avanti devescendere da 9 mila a 5 mila metri quadri, vivere alla giornata e non averegrandi giacenze, tenere prezzi bassi e offrire al consumatore nuovi orari. Leaperture domenicali servono a vendere di più — conclude — anche ai negozi deicentri storici, che rimangono i centri commerciali più belli».

In linea Klotz, che rappresenta un impero forte di 622 puntivendita: il Veneto ne conta 68 (28 Eurospar, 23 Despar e 17 Interspar), più 150dettaglianti associati: «La crisi richiede l'adozione di misure straordinarie,non possiamo pretendere che si risolva da sola — dice l'ad di Aspiag —. Lamigrazione di tanti veneti nelle regioni confinanti prova che di domenica c'èpiù propensione a comprare, è diventata la giornata della spesa, ci si divertea riempiere la dispensa perché allo stress della settimana subentra finalmenteun po' di relax. Perché non approfittarne? A Padova già lo facciamo, come adAbano, Treviso e Asiago, mentre per Rovigo prenderemo 25 persone in più. Sicreano nuovi posti di lavoro e si concede qualcosa in più in busta paga aidipendenti impiegati nel giorno festivo. Noi abbiamo già tante richieste in talsenso, soprattutto da parte di donne che hanno il marito disoccupato oimpiegato part-time. Non dico di tenere aperto dappertutto, ma nei capoluoghi enei centri ad alta popolosità bisogna essere flessibili. Quanto ai piccolipossono specializzarsi, offrire servizi non garantiti dalla grandedistribuzione, come la spesa a domicilio. Del resto i nostri 150 associati, didimensioni tra i 150 e i 1.000 metri quadri, non hanno mai avuto problemi ad aprire didomenica. Se vogliamo rimettere in moto l'economia, dobbiamo reinventarci». Einfatti a fine ottobre, a Padova, aprirà un nuovo Interspar di 2.500 metri quadrati,con MacDonald's annesso.

Michela Nicolussi Moro

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