Più concorrenza, meno spese. Liberalizzazioni. Positive le prime reazioni delle associazioni dei consumatori padovani

Domenica 15 Gennaio 2012, Padova - Mentre le categorie economiche cercano di ribellarsi alle liberalizzazioni che saranno introdotte dal decreto Monti, le associazioni dei consumatori pensano ai vantaggi che le stesse potrebbero portare alle tasche dei cittadini, seppur con non poche perplessità riguardo ad alcune modalità di applicazione. A parlare sono Mara Bedin e Roberto Nardo, rispettivamente segretari provinciali di Federconsumatori (Cgil) e Adiconsum (Cisl), la prima più critica, il secondo più convinto degli effetti positivi come l'abbassamento dei prezzi per prodotti e servizi.
      Negozi
      Relativamente alla liberalizzazione di orari di apertura, sconti e saldi per il commercio, la posizione dei due segretari è simile: «Senza dubbio la liberalizzazione dei saldi può rappresentare un beneficio per i consumatori, purchè siano comunque sempre controllati e la merce venduta non sia avanzo di magazzino. Per ciò che riguarda la flessibilità degli orari e delle festività, può anche andar bene, ma non si può mortificare un settore economico di importanza capitale per l'intera società: sappiamo che le piccole attività non possono permettersi di mantenere un certo ritmo, e che questa possibilità c'è solo per le grandi catene. E poi, chi andrebbe mai ad acquistare un litro di latte a mezzanotte?».
      Utenze
      Non piacciono affatto le liberalizzazioni del mercato di luce, gas e telefonia. «Non si può realizzare una liberalizzazione dei servizi se non si sono prima costruite le regole sanzionatorie per chi non risponde ai parametri stabiliti dalle authority - dice Bedin -. Nella telefonia abbiamo visto una riduzione delle tariffe, ma l'inefficienza del servizio va a costare molto di più. E per gas ed energia assistiamo a veri e propri drammi, con famiglie che restano mesi senza la fornitura. Più che di liberalizzazione bisognerebbe parlare di oligopolio».
      Taxi
      Dai consumatori nessuna pietà per la categoria dei tassisti. «Abbiamo chiesto diverse volte tramite il comune di verificare i loro redditi e il chilometraggio - spiega Nardo - ma si sono sempre rifiutati di dare questi dati trincerandosi dietro la privacy». Per la Bedin non si tratta affatto di un servizio pubblico: «Prendere un taxi costa tanto, ed è un servizio appannaggio di chi se lo può permettere. Presenta costi troppo elevati rispetto a quello rappresentato dal trasporto pubblico o dai parcheggi. La liberalizzazione potrebbe favorire una sana competizione e, dunque, un abbassamento delle tariffe».
      Farmacie
      Anche relativamente alle farmacie, la possibilità che si verifichi un loro aumento viene vista di buon occhio da entrambe le associazioni. «La pseudo liberalizzazione con la costituzione delle parafarmacie di fatto ha abbassato il prezzo dei farmaci che non richiedono la prescrizione medica, quindi una maggiore concorrenza produrrà necessariamente effetti benefici per i portafogli dei cittadini. E poi - prosegue Bedin - sarebbe veramente il caso che la smettessero con questa ereditarietà, sarebbe giusto che anche i laureati che non siano figli di titolari di farmacia potessero aprire un esercizio». Secondo Nardo, dietro all'aumento del numero di farmacie, non vi sarebbe alcun pericolo: «Bisogna aprire questo circuito, in Italia le farmacie sono poche. Non è possibile che questo provochi una ricerca di maggior guadagno da parte dei farmacisti: chi non ha la ricetta non può acquistare determinati farmaci, e se qualche professionista li vende ugualmente commette reato. Starà all'onestà del farmacista fare bene il proprio mestiere e garantire la salute del cittadino».

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