Pestato in fabbrica, operaio in ospedale.  Il giovane denuncia il titolare: «Preso a pugni e calci per un errore in reparto»

Pestato in fabbrica, operaio in ospedale.  Il giovane denuncia il titolare: «Preso a pugni e calci per un errore in reparto»
REVINE. Operaio denuncia ai carabinieri il padrone della fabbrica per la quale lavora accusandolo di averlo picchiato brutalmente. E' successo alla Artisport di Revine, azienda specializzata nella produzione di articoli sportivi. Sul caso è intervenuta la Fiom che condanna l'episodio e annuncia l'intenzione di costituirsi parte civile nell'eventuale processo contro il datore di lavoro.
Il fatto denunciato ai carabinieri di Vittorio Veneto dal ventottenne Matteo Bellet Grava di Revine, risale a venerdì scorso. L'operaio - stando alla sua versione smentita però con decisione dall'azienda - sarebbe stato brutalmente picchiato dentro la fabbrica, la Artisport, dal titolare Fioravante Casagrande. Un pestaggio con tanto di pugno in viso, calci sul corpo e sulla schiena: Grava è stato medicato in ospedale dove gli è stato applicato un collare e diagnosticata una prognosi di 20 giorni. L'aggressione - racconta l'operaio, unico iscritto al sindacato nell'azienda che conta 10 dipendenti - è scattata dopo una serie di tensioni con la direzione e a seguito dell'uso improprio di un attrezzo di lavoro. «Avevo utilizzato una sega circolare priva del dispositivo di sicurezza - ricostruisce Grava - Mentre la maneggiavo si è rotto il disco e poteva accadere un brutto incidente. Sono stato giustamente ripreso e pensavo fosse finita lì. Invece, dopo due giorni, mi è arrivata la lettera di contestazione: non me l'aspettavo. In fabbrica ho affrontato il responsabile della sicurezza, gli ho detto che era una bronsa cuerta. Ne è nato un contrasto, ci siamo spinti a vicenda. Lui mi ha intimato di andramene. Ho risposto che sarei rimasto fino al termine del turno e ho chiamato i carabinieri. E' arrivato Casagrande, mi ha detto di prendere la mia roba, di andarmene, che non mi voleva più lì. E che se non me ne andavo con le buone, mi avrebbe tirato una spranga in testa. Gli ho risposto che così avrebbe avuto sulla coscienza una famiglia: lui mi ha sferrato un pungo in faccia, sono caduto, mi ha colpito con calci alla schiena». L'operaio ha detto inoltre che i rapporti con l'azienda si erano deteriorati nel tempo anche a causa dei premessi che chiedeva per donare il sangue, per aver fatto tali richieste per iscritto (e non verbalmente), per alcune osservazioni mosse sulle misure di sicurezza. «L'atto di grave violenza fisica e psicologica che ha colpito l'operaio simboleggia una deriva del mondo del lavoro con la quale siamo chiamati a fare i conti - ha dichiarato in una nota la segretaria della Fiom di Treviso Manuela Marcon - La Fiom, oltre a riservarsi ogni legittima risposta di ordine sindacale, valuterà la costituzione di parte civile garantendo la piena tutela legale al lavoratore. Chiede inoltre alle associazioni di categoria e alle istituzioni di condannare senza esitazioni fatti e comportamenti lesivi della dignità dei lavoratori».
Sabrina Tomè

LA TRIBUNA DI TREVISO - Martedì, 14 dicembre 2010