Per i giovani veronesi disoccupazione al 17,7%
LAVORO. I dati di uno studio del centro ricerche Data Giovani in base alle cifre rilevate dall´Istat
Dal 2006 tra 15 e 24 anni +8% il tasso di chi cerca occupazione Alto il rischio di licenziamento, bassa la capacità di creare posti
La disoccupazione tra i giovani veronesi sale al 17,7%, si riducono le nuove assunzioni e peggiorano le condizioni contrattuali, con forme di lavoro sempre meno stabili. Questo il quadro che emerge da uno studio del centro ricerche Data Giovani, sulla base di dati Istat. In particolare, in gennaio la disoccupazione a Verona tra i ragazzi in cerca di lavoro, con un´età compresa tra 15 e 24 anni, è salita al 17,7%, rispetto al 15% del primo semestre 2011 e al 17% del secondo, in aumento di circa otto punti rispetto al 2006.
Sempre secondo l´indagine, Verona per gli under 35 presenta una capacità di stabilizzazione contrattuale pari al 4% (questa la percentuale di lavoratori, i cui contratti diventano a tempo indeterminato), a fronte di un 3,5% della media nazionale. Non lascia ben sperare il dato sul rischio di perdita del posto di lavoro: a livello scaligero supera il 25%, mentre nel resto del Paese si ferma in media al 18%. Bassa, inoltre, la capacità di creazione di nuovi posti, pari all´11% (il dato italiano è 14,9%).
Sempre più flessibili ma anche sempre più precari, come conferma Emiliano Galati, segretario regionale Felsa, Federazione lavoratori somministrati autonomi atipici, Cisl, spiegando che tra i lavoratori con meno di 30 anni uno su quattro è soggetto a una forma contrattuale atipica. «I nuovi rapporti di lavoro attivati per gli under 30 sono diminuiti di un quarto rispetto a quanto accadeva prima della crisi. La flessione più significativa riguarda il tempo indeterminato: i nuovi contratti stabili si sono praticamente dimezzati rispetto al 2010», spiega Galati. «In sostanza, l´attuale flessibilità si traduce più in una riduzione di tutele e costi che nella promozione di un´effettiva mobilità indotta su di una competizione per conoscenza e innovazione».
La distribuzione sul mercato del lavoro dei giovani fino a 30 anni mette in luce l´attuale situazione: sono loro i protagonisti indiscussi dei contratti di apprendistato, sono loro i destinatari del 60% dei contratti a chiamata, a loro è rivolto il 37% delle assunzioni tramite agenzia interinale e tra i contratti a termine il 31% interessa ragazzi fino ai 30 anni, dato che scende al 25% tra gli indeterminati.
«L´aspetto più dirompente, anche a livello scaligero, è la crescita del lavoro accessorio e di quello a chiamata, soprattutto nei settori commercio e turismo», è il commento di Alberto Stanghellini, segretario provinciale Nidil, Nuove identità di lavoro, Cgil. «Si può registrare un uso ancora ridotto dei contratti di apprendistato, mentre sono aumentate le partite Iva, 22mila nel 2011. È cresciuto, infine, del 5% il lavoro somministrato, a cui non è corrisposto però un incremento delle ore lavorate: i contratti sono limitati a periodi di tempo sempre più brevi».
Manuela Trevisani