Per garantire un "new deal" al Veneto la parola chiave è infrastrutture.
Per garantire un "new deal" al Veneto la parola chiave è infrastrutture.
«C'è chi è disponibile a investire» Biis e Germania sono in prima fila Riflettori sulla Verona-Vicenza
Roma e la Regione fanno un passo per l'Alta velocità ferroviaria in Veneto (vedi a lato) «ed è la notizia più bella», commentano gli industriali presenti in sala.
Ma resta il quadro generale dipinto dal convegno "La Tav ce la facciamo da soli" organizzato da Confindustria veneto e dai costruttori dell'Ance a villa Canossa, sontuosa sede della Camera di commercio italo-tedesca. Da una parte «la parola chiave per il new deal del Veneto sono le infrastrutture, e dobbiamo essere coscienti che la realtà è che non sono più indispensabili le sole risorse pubbliche per fare le grandi opere necessarie», come spiega Luigi Schiavo presidente di Ance Veneto. Dall'altra «gli industriali non si sono mai tirati indietro, e c'è un interesse del territorio e delle imprese anche per la realizzazione delle infrastrutture necessarie», sottolinea Andrea Tomat presidente di Confindustria Veneto.
E allora la proposta concreta di Confindustria e Ance la lancia Franco Miller, presidente della commissione infrastrutture di Confindustria Veneto: «Siamo a un bivio dell'economia veneta, e allora dobbiamo ripensare le modalità di realizzazione dell'Alta velocità. Con una scelta netta, perché la nuova linea ferroviaria serve: al sistema degli aeroporti, interporti, Quadrante Nordest, porti dell'Alto Adriatico. Bisogna coinvolgere i capitali privati». Come "fare da soli"? La strada è quella del project financing, cioè capitali privati investiti in cambio della gestione futura del servizio. E gli Industriali, che hanno già tastato il terreno con i possibili partner, chiedono alla Regione di convocare un tavolo che studi appunto la creazione di una squadra pubblico-privata: banche, concessionari autostradali, assicurazioni, grandi operatori della logistica.
E due possibili convitati di peso si presentano, al convegno. Primo, la Biis, banca infrastrutture di Intesa, il cui ad Mario Ciaccia lancia addirittura l'idea di creare una "Società della mobilità del Nordest" che realizzi progetti infrastrutturali di strade e ferrovie. Secondo: la Germania, che è pronta a mettere in gioco anche suoi Fondi sovrani perché è molto interessata al corridoio Baltico-Adriatico, come testimonia la padrona di casa avv. Paola Nardini. E in effetti «di soldi disponibili anche in Europa per investimenti in infrastrutture ce ne sono - assicura il vicepresidente nazionale Cesare Trevisani di Confindustria - basta garantire "traffico" di passeggeri/merci e certezze nelle regole, nei tempi e nei costi».
Come muoversi nei fatti? Il concreto Paolo Costa, presidente del Porto di Venezia, indica subito due progetti su cui mirare per testare la soluzione "anche capitale privato per opera pubblica": la strozzatura, come la chiama lui, della linea ferroviaria tra Verona e Vicenza, e il raccordo ferroviario tra stazione di Mestre e aeroporto di Venezia (per questo "project" si è già attivata anche la società Save).
E il presidente Francesco Borga della finanziaria "Veneto sviluppo" della Regione rilancia subito: «Proporrò alla Regione e alle banche nostre socie di creare un tavolo finanziario che metta assieme le istituzioni pubbliche, le Fondazioni bancarie, gli istituti di credito e i privati che ci stanno. E come primo obiettivo si potrebbe ragionare proprio sulla Verona-Vicenza e sul raccordo con l'aeroporto di Tessera».
Luigi Schiavo