Pensionati, -30% potere d'acquisto in 5 anni
VENEZIA — Un terzo del valore della pensione in fumo negli ultimi cinque anni, anziani che rinunciano a carne e frutta, generazioni di mezzo compresse fra il mantenimento dei figli e il supporto ai genitori con la minima, imprenditori un tempo ricchi «in nero» e adesso nelle gramaglie della pensione sociale. Il ritratto economico del Veneto degli anziani è questo e l'ha fotografato il centro studi della Fnp Cisl regionale. Facendo i conti con reddito da pensione e potere d'acquisto, hanno spiegato ieri i vertici in apertura dell'assemblea organizzativa, a Mogliano Veneto, per chi percepisca un assegno di fascia medio-bassa di 1.234 euro al mese il costo della vita è cresciuto dal 1993 ad oggi dei 62,35%. Trend in accelerazione, se è vero che limitatamente al periodo 2006-2010, la flessione del potere d'acquisto è stata del 32%. E si tratta di una minoranza perchè, nella nostra regione, il 70% dei pensionati non arriva ai 1.000 euro e la metà sta alla quota minima di 461 euro. Per questi il potere d'acquisto si è abbassato, in 17 anni, del 24% e del 9,5%. Le cause del fenomeno stanno in una somma di componenti fra le quali la prioritaria, con riferimento alla fascia medio-bassa, sono le addizionali Irpef regionale e comunale le quali, da sole, erodono il valore della pensione il 26% in più rispetto al 1993. L'aumento dei prezzi seguito al passaggio fra lira ed euro, nel 2002, pesa invece per il 9,4%.
«Molti dei nostri iscritti - dice Adolfo Berti, segretario veneto della Fnp - ci riferiscono che i titolari di trattamento minimo hanno iniziato ormai da tempo a non acquistare più la carne e, in certe stagioni, la frutta. Tutto questo mentre gli interventi sociali dei Comuni stanno diminuendo in maniera drastica». Il leader nazionale, Gigi Bonfanti, da parte sua ha evidenziato i disagi della «generazione sandwich», cioè degli adulti che devono ad un tempo mantenere i figli e concorrere alla sussistenza dei genitori anziani. «In molte regioni d'Italia ancora di questo non ce ne accorgiamo, perchè fortunatamente c'è ancora una certa opulenza. Ma è una difficoltà che si sta allargando in maniera tragica ed il fatto sorprendente è che si fa fatica a farlo capire alla classe politica». Fenomeno a corollario, infine, è la situazione di molti piccoli imprenditori che hanno lavorato nei decenni scorsi del tutto o quasi nascosti agli istituti previdenziali. In assenza di contributi la loro pensione, necessariamente minima, oggi li ha fatti scivolare alla soglia della povertà.