PORTO MARGHERA/ Ieri assemblea e manifestazione in via Fratelli Bandiera

I chimici scrivono al presidente Napolitano «Preoccupati per la tenuta democratica». Oggi in Tribunale l'udienza per l'amministrazione straordinaria di Vinyls

Martedì 16 Giugno 2009, Venezia - (e.t.) I chimici scrivono anche al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella speranza che un suo intervento possa allontanare lo spettro di una chiusura generalizzata delle fabbriche italiane con la perdita di qualche decina di migliaia di posti di lavoro. La lettera l'hanno spedita ieri dopo l'ennesima assemblea generale nel capannone del Petrolchimico e dopo una manifestazione in via Fratelli Bandiera: Cgil, Cisl e Uil di categoria rivendicano il diritto alla libertà e al lavoro, denunciano le «troppe ambiguità di importanti settori del mondo politico ed imprenditoriale» che hanno portato al mancato rispetto degli accordi, lamentano che i lavoratori sono gli unici a pagare e, quando manifestano, rischiano pure di essere denunciati, infine si dicono preoccupati per la tenuta delle istituzioni democratiche.
La lettera è stata spedita ieri anche perché questa mattina in Tribunale a Venezia si terrà l'udienza per decidere se sia ammissibile o meno la procedura di amministrazione straordinaria per Vinyls Italia, il gruppo di Fiorenzo Sartor che produce cvm e pvc, considerato dai sindacati il fulcro di tutto il problema chimico in Italia. Domani, invece, la scena si sposterà a Roma perché al ministero dello Sviluppo economico si incontreranno i vertici dell'Eni con i sindacati e lo stesso ministro Claudio Scajola. A seconda di come andrà l'udienza questa mattina, domani si discuterà del destino della sola Porto Marghera o anche della chimica sarda e quindi dell'intero settore italiano. Ieri il capogruppo in Comune di Forza Italia, Antonio Cavaliere, intervenuto all'assemblea, ha detto che il Ministero conferma l'impegno di Eni: «Se i commissari, che verranno nominati in questi giorni per gestire Vinyls Italia, verificheranno che non vi sono altre offerte, Eni interverrà». Oltre a Cavaliere ieri ha parlato il presidente della Provincia, Davide Zoggia, che ha annunciato l'intenzione di continuare l'impegno nella difesa delle produzioni chimiche e quindi nel rispetto degli accordi siglati fino ad oggi, se sarà rieletto.
I sindacati, se da un lato tirano un respiro di sollievo per il fatto che Eni possa garantire le produzioni, dall'altro sono fortemente preoccupati che questo significhi prorogare l'agonia solo di qualche anno: «Per questo noi chiediamo anche la riapertura dell'impianto Clorosoda di Marghera - dicevano ieri mattina -. Se si tiene chiuso il clorosoda non sarà più conveniente produrre i cloroderivati a Porto Marghera; la stessa Ineos lamentava che, dovendo importare il dicloroetano da Assemini in Sardegna, ci rimetteva 1 milione di euro al mese. Senza clorosoda, dunque, si caricano di debiti gli impianti veneziani di Vinyls Italia e nel giro di due o tre anni bisognerà chiuderli; ma a questi impianti va anche il 40% delle produzioni di etilene del Cracking Eni di Marghera; quello sardo è già in difficoltà perché dovrebbe produrre 480 tonnellate di etilene e propilene al giorno e ne sforna appena 150; con un altro 40% in meno, quindi, in poco tempo chiuderà anche il Cracking. È una catena che porta alla chiusura generalizzata delle fabbriche e quindi all'addio al settore chimico italiano».

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