POLITICA. Un convegno sulla crisi dell'occupazione presente l'ex ministro Cesare Damiano: «Questo governo non fa»
POLITICA. Un convegno sulla crisi dell'occupazione presente l'ex ministro Cesare Damiano: «Questo governo non fa»
Pd, meno imposte sul lavoro
Un 2011 impietoso con l'occupazione: ancora un saldo negativo tra nuovi assunti e licenziati. Una crisi che si prolunga, al di là di tante belle parole ascoltate tra il 2009 e il 2010: ai tavoli del ministero del Lavoro ci sono oggi 170 casi di aziende al collasso. Un paio di centinaia di migliaia di lavoratori incerti sulla loro sorte: e per 60 mila è prevista la perdita del posto. E il governo in bilico tra i casi giudiziari del presidente Silvio Berlusconi e il pressing della Lega nord per il federalismo.
È questo il quadro di grande tensione su cui ha discusso il Partito democratico all'hotel Alfa Fiera, in un incontro con l'ex-ministro Cesare Damiano, la deputata Daniela Sbrollini, il segretario provinciale Federico Ginato e Andrea Zorzan neo-responsabile del settore Lavoro & welfare.
I conti fatti da Damiano sulle cifre 2010 fornite dal governo sono ancora drammatici, mentre restano incerti e quantitativamente deboli i segnali di ripresa: da gennaio a ottobre la cassa integrazione ha erogato più di 1 miliardo di ore (+44% sull'anno prececdente) e quella speciale ha coinvolto 5.511 aziende (più del doppio del 2009) con un aumento dei casi di crisi aziendale (il 72%). E Zorzan ha portato i numeri del caso-Vicenza: nel primo semestre 2010, ultimo periodo confrontabile, ci sono stati in provincia 16.251 nuovi disoccupati e fino ad agosto 159 crisi aziendali.
«Mentre si ascoltano storie che superano ogni limite di decenza morale - ha commentato la Sbrollini, riferendosi alle serate di Arcore e agli assegni staccati alle ospiti del premier - la disoccupazione giovanile nazionale è al 30% e quella femminile al 51%, in crescita anche nel Vicentino, dove ora è al 7%, cioè più della media regionale».
Serve un ruolo più attivo del governo: questa la richiesta del Pd. O meglio: di un altro governo, «perché le rassicurazioni di Berlusconi non bastano a far superare la crisi», com'è stato detto nel convegno dov'erano presenti dirigenti delle associazioni di categoria e dei sindacati provinciali.
Aspettando e sperando che il pendolo dell'economia risalga, ce l'ha intanto, il Pd, una ricetta per aiutare l'occupazione, specie quella giovanile, la più in difficoltà?
Damiano ha rispolverato la soluzione che aveva tentato quand'era ministro con Romano Prodi: «Far costare di meno il lavoro a tempo indeterminato, far costare di più quello precario». Come? «Con misure strutturali come i crediti d'imposta a favore delle aziende che assumono in prova, una prova che può durare anche tanto, fino a quattro anni, ma che poi dovrebbe trasformarsi in posto stabile, con oneri appunto sgravati dallo Stato».
E le risorse da metterci? Ne avrebbe davvero lo Stato con le casse sempre più malmesse? «Il ministro Tremonti è attento agli equilibri di bilancio e non possiamo che essere d'accordo - ha detto Damiano - ma i bilanci si possono anche cambiare. Bisogna scegliere: certo, se si sgrava l'Ici anche dalle case di chi ha alto reddito, non ci sono poi i soldi per sostenere l'occupazione».
Quesito sulla posizione del Pd, nelle scorse settimane tutt'altro che univoco nell'interpretare il caso Fiat e lo strappo di Marchionne: come la pensa sulla proposta degli industriali di Federmeccanica di futuri contratti aziendali sostituibili a quelli nazionali di categoria? «Contrario - ha risposto secco l'ex-ministro -. I due contratti possono essere complementari, non alternativi: ne va della sorte delle intese che nel Protocollo del 1993 hanno costruito il modello di relazioni che ha permesso l'abbattimento dell'inflazione, l'ingresso nell'euro, la moderazione sindacale».
Antonio Trentin