POLITICA E BANCHE. Castellani della Cisl. Le scelte di Unicredit daranno la misura del peso di Cariverona
Alla partita per le nomine si affianca la decisione che il cda prenderà sul futuro del Corporate in città
La partita delle nomine degli enti locali per il rinnovo del Consiglio della Fondazione Cariverona entra nel vivo e dal sindacato viene espressa grande attenzione per il ruolo che la Fondazione saprà giocare, se lo vorrà e ne avrà la forza, in Unicredit. Massimo Castellani, segretario generale della Cisl, infatti, sottolinea «il risalto che ha avuto la manifestazione di volontà da parte della Lega di entrare nei consigli di amministrazioni degli istituti di credito del Nord e nei Cda delle fondazioni bancarie. Il fatto, in un primo momento, ha destato curiosità in quanto credo sia opinione comune che la Lega debba avere comportamenti alternativi e diversi dalle logiche di spartizione del potere spesso messe in atto dai partiti così detti tradizionali. Ben pochi però hanno considerato il fatto che gli statuti delle fondazioni quasi sempre prevedono la rappresentanza politica nei consigli di amministrazione, in quanto portatori degli interessi dei cittadini su cui si incentra la gran parte dell'attività delle Fondazioni bancarie».
Questo aspetto, insomma, è connaturato con le caratteristiche dell'istituto. Ma c'è un altro aspetto: «A Verona, ci troveremo ben presto (ottobre) a dover rinnovare le cariche della fondazione Cariverona. Il primo banco di prova del peso politico che la Fondazione avrà all'interno di Unicredit lo avremo già nelle prossime settimane quando il Cda dell'Istituto di credito confermerà o meno la presenza qualitativa e quantitativa sul territorio veronese decidendo il futuro della divisione Corporate (gestione di clientela aziende) e dei centri direzionali di eccellenza».
«Se al polo finanziario, come sembra, la politica veronese ha rinunciato», conclude Castellani, «non permettiamoci di rinunciare ad un ruolo da protagonisti in una delle maggiori banche d'Italia , visto che per molti anni Verona è stata la seconda realtà finanziaria del paese e oggi rischia di rimanerne ai margini».