Orsa blocca i treni Ferrovie paralizzate Code e polemiche

Adesione massiccia alla protesta. Raffica di corse cancellate Turisti e trevigiani a piedi. Corriere? Biglietteria chiusa

Tirava aria di paralisi già sabato sera, quando alle 21 è iniziato lo sciopero di tutti i ferrovieri aderenti all’Orsa, organizzazione sindacati autonomi dei trasporti. Ieri mattina la conferma: nessun treno per Venezia, nessun treno per Trieste e Udine, qualche rarissimo collegamento ferroviario per altre località. Impossibile percorrere grandi distanze. Non sono valsi nemmeno gli scongiuri. Fermi i treni veloci, i vecchi intercity e così pure i convogli che effettuavano i collegamenti interregionali. Figuriamoci poi raggiungere Vittorio Veneto o la Laguna, e da lì percorrere la tratta inversa. Tantissimi i trevigiani che non sapevano, «che non erano stati informati», che si sono trovati in stazione davanti a un tabellone elettronico con una sfilza di «cancellato». L’odissea è iniziata all’alba, ed è continuata per tutta la giornata. Fermi i treni all’ora di pranzo, ma anche nel primo pomeriggio e in serata. Risultato? Folla alla stazione delle corriere, dove la biglietteria era a mezzo servizio, richieste di taxi, ma soprattutto improperi. Ci si poteva informare prima? Certo, ma due giorni fa pochi scommettevano sull’adesione massiccia dei ferrovieri. Ad avare la peggio soprattutto i turisti che si sono ritrovati inchiodati in stazione con le valige in mano e nessuna alternativa se non quella di aspettare la fine dell’agitazione dei ferrovieri. A peggiorare l’umore di quanti si sono ritrovati a fare la coda davanti al personale della biglietteria che - inevitabilmente - non poteva far altro che consigliare alternative, la giornata di sole caldo e cielo terso. Addio giri in laguna, passeggiate per Venezia o shopping in altri capoluoghi del Veneto. Chi ne aveva la possibilità, è corso a casa a prendere l’auto (anomalo l’affollamento su Terraglio, Pontebbana e così pure nelle autostrade), gli altri sono rimasti a casa ed hanno rinviato la gita a domeniche più propizie e meno agitate. Alle 21, la fine delle ostilità e il graduale ritorno alla normalità. Poi il comunicato dell’Orsa: «l'agitazione non contiene ragioni corporative, ma intende esprimere il piu' fermo dissenso agli inaccettabili tagli al servizio ferroviario nel trasporto locale, alla soppressione dei treni passeggeri a lunga percorrenza, alla rinuncia al trasporto delle merci via ferro». I pendolari, capiscono.

Federico de Wolanski

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