Ora tocca a Zaia

Le elezioni regionali hanno, con un netto risultato, nominato Luca Zaia presidente della regione Veneto.
La vittoria della Lega con Luca Zaia non è stata isolata ma ha interessato il Piemonte ed un incremento in molte aree del Paese tradizionalmente di sinistra come l'Emilia, la Toscana, le Marche e l'Umbria. Regioni industriali, regioni che assieme raggiungono il 70% del Pil dell'Italia.
È evidente, che un ampio consenso politico, tradotto in un positivo riscontro elettorale, permette di governare ed incidere nelle scelte del Paese. Permette di avere rappresentanti nei luoghi del potere finanziario, in primo luogo le fondazioni bancarie, facilitando la traduzione delle scelte politiche in azioni di economia finanziaria e industriale.
Verona in questo contesto si trova in prima linea, non solo per il contributo elettorale dato al governatore Zaia ma anche per essere rappresentata da un sindaco, Tosi, che in obbedienza al partito ha ceduto il passo al neo eletto presidente della regione. I presupposti sembrano esserci tutti per un governo forte della regione in piena sintonia con le politiche del Comune di Verona. È una di quelle situazioni che in politica vengono definite ottimali per avviare un percorso di riforme, di cambiamenti e di progresso economico e sociale. Il peso della crisi economica, che come purtroppo sappiamo, ha investito anche la provincia di Verona, necessita di politiche economico industriali chiare, necessita d'investimenti importanti, di incentivi all'innovazione, alla ricerca, alla produttività. Tutte azioni che possono essere condotte solo da un governo regionale con un forte consenso. La Lega nord non più un movimento localizzato, Padania, non è più un movimento di protesta, ma un partito di governo che si è candidato, e ha vinto, per cambiamenti riformatori e strutturali del Paese.
Cosa significa per il Paese l'applicazione del federalismo fiscale? Quali ricadute potrà avere sul Veneto e sulla provincia di Verona? A queste domande la Cisl di Verona proverà nei prossimi giorni a dare delle risposte analizzando i numeri. A un'ultima domanda proveremo anche a rispondere: rafforzando le regioni del nord indeboliremo il Mezzogiorno d'Italia e lo costringeremo a passare da una situazione di assistenzialismo ed una maggiore autonomia economica? Ci staccheremo dal sud d'Italia per agganciarci ai Paesi del nord produttivo come una sorta di secessione economica?
Massimo Castellani - Segretario Generale Cisl Verona