Operai, imprenditori e partiti tutti in piazza, anche la Lega. Si moltiplicano le adesioni, a Padova anche vescovo e rettore. E i sindacati tornano uniti: «Guardate avanti»

Operai, imprenditori e partiti tutti in piazza, anche la Lega. Si moltiplicano le adesioni, a Padova anche vescovo e rettore. E i sindacati tornano uniti: «Guardate avanti»
?Franca Porto (Cisl) Senza immigrati si fermerebbe il Veneto, in questa regione serve coesione sociale ?? Emilio Viafora (Cgil) Con la Bossi-Fini che la Lega ha avallato, si parte da una gestione centralistica del lavoro

VENEZIA - Altro che 25 Aprile. Altro che liti sui partigiani e su chi fa «politica sui morti». Nel Primo Maggio della grande crisi (e della vittoria schiacciante della Lega) nessuno si tira indietro, né gli industriali né gli artigiani, che saranno in piazza a Treviso. E tantomeno la Lega, che nelle ultime elezioni ha definitivamente conquistato il voto degli operai e che sempre a Treviso sarà in piazza accanto ai sindacati. In una piazza dove, tradizionalmente, hanno sempre avuto le loro bandiere i partiti operaisti. «Noi siamo sempre stati accanto ai lavoratori - dice Gianantonio Da Re, sindaco di Vittorio Veneto e segretario provinciale della Lega di Treviso - non avremo bandiere ma saremo in piazza con una responsabilità in più quest'anno, dopo la vittoria delle elezioni».
Non sarà la prima volta, insomma, ma è sicuramente la prima volta che la Lega lo fa con una responsabilità di governo così forte. «Il Primo Maggio è una festa aperta a tutti i democratici di questo Paese - dice Emilio Viafora, segretario generale della Cgil del Veneto - a chiunque manifesti sensibilità per i temi del lavoro. Non accettiamo pregiudizi e non ne facciamo. Purché si sappia che quest'anno la festa è dedicata all'accoglienza. Noi non diciamo "prima gli italiani" o "prima i veneti", diciamo invece che bisogna sospendere la Bossi-Fini: il mercato del lavoro è fatto di bisogni, di qualifiche professionali: il che significa tutte le qualifiche che possono essere reperite sul mercato locale ma anche gli immigrati che rischiano la clandestinità. Invece con la Bossi-Fini, che la Lega ha avallato, si parte da una gestione centralistica, non locale del mercato del lavoro».
Per usare le parole di Franca Porto, segretario generale della Cisl del Veneto, «è molto, molto difficile che un disoccupato italiano di Treviso possa essere preso e portato a fare la raccolta delle fragole a Verona per una stagione. Se sparissero gli immigrati da questa regione - spiega la Porto - si fermerebbe il Veneto. Per quello, fatto salvo per tutti il rispetto delle regole, delle tradizioni, della cultura del luogo, in questa regione serve coesione sociale. Dai nuovi vertici mi aspetto questo: che siano aperti al dialogo, che siano disposti a cercare insieme una soluzione concreta con lungimiranza, altrimenti perderebbero la fiducia di chi li ha votati».
Poco importa, per i sindacati, che nell'indagine congiunturale della Fondazione Nordest, pubblicata ieri dal nostro giornale, negli imprenditori circoli la sensazione di una leggera ripresa: «È un Primo Maggio amaro - dice Gerardo Colamarco, segretario generale della Uil del Veneto - la cassa integrazione in molti casi raddoppia, se guardiamo i dati c'è poco da festeggiare. Per quello dedichiamo la festa a lavoro, legalità e solidarietà. E non pensiamo che Rosarno sia lontana dal Veneto: qui sono stati scoperti laboratori clandestini dove le persone erano ridotte in schiavitù, 14-15 ore al giorno. Noi abbiamo ricevuto in eredità delle garanzie importanti, dobbiamo mantenerle». Il Veneto si presenta all'appuntamento del Primo Maggio con la pesante eredità di diciotto suicidi di imprenditori. E non sono solo i sindacati a ricordarlo. A Padova, in piazza con i sindacati, ci saranno anche il Vescovo e il rettore dell'Università. «Abbiamo assistito a molti casi di imprenditori che si sono tolti la vita per le difficoltà economiche derivanti dalla crisi - dice Lionello Barbuio, presidente dei costruttori di Venezia -. come le morti bianche sul lavoro, anche le cause che hanno spinto questi imprenditori al loro tragico gesto sono inaccettabili: alla vigilia della festa dei lavoratori è bene ricordarsene per prendere, tutti insieme, le giuste contromisure».
Per esempio agire sulla fiscalità. Ma anche andare verso una contrattazione regionale: «Il rischio è non uscire dalla crisi - incalza Viafora - per quello bisogna rompere gli egoismi. Altrimenti, dopo, rischieremo di trovarci una società più povera non solo economicamente, ma eticamente, come dimostrano i suicidi degli imprenditori, che sono rimasti soli. La paura è un sentimento irrazionale, può andare bene in campagna elettorale, come hanno fatto certe forze politiche compresa la Lega, ma non ci puoi governare. Se governi devi pensare al futuro, non vivere nel passatismo. Né tornare indietro come si pretendeva di fare con l'arbitrato: per fortuna dalla Camera è uscito un testo di legge diverso, che tutela maggiormente i lavoratori».

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