Omicidio a Porta Leoni. Un dibattito organizzato dalla CGIL per presentare un libro di un giornalista di Panorama «Fascisti e antifascisti, la guerra non è finita»

Omicidio a Porta Leoni. Un dibattito organizzato dalla CGIL per presentare un libro di un giornalista di Panorama «Fascisti e antifascisti, la guerra non è finita»
In nome di Nicola Tommasoli, un anno dopo, per parlare di una città schiacciata nella morsa della violenza che si sviluppa dall'intolleranza di pochi e dall'indifferenza di molti. Un tema delicato, una elaborazione del lutto a sangue freddo quella proposta ieri in sala Ater dalla CGIL e dall'Ivres, l'istituto veronese ricerche economiche e sociali. Una discussione sviluppata partendo proprio da un libro sulla violenza eversiva, «Terrore a nordest», scritto da Monica Zornetta e Giovanni Fasanella. Oltre a quest'ultimo, giornalista di Panorama, a parlarne c'erano Giancarlo Beltrame, giornalista de L'Arena, Carla Pellegatta, segretaria generale CGIL Verona, Chiara Stella dell'Associazione madri insieme per una Verona civile, Vera Lamonica, segretaria CGIL nazionale e il giovane coordinatore della rete degli studenti medi, Tobia Passigato, moderati dal giornalista Angelo Pangrazio.
E' stato proprio il libro a suscitare un confronto acceso tra i relatori. Fasanella ha sostenuto infatti che l'escalation che ha portato alla morte di Tommasoli e al pestaggio in Piazza Viviani ha origini antiche, legate agli scontri della Resistenza, alla lotta tra repubblichini e partigiani, al terrorismo eversivo di Ordine Nuovo e di Avanguardia nazionale: «La guerra non è mai finita, ci sono ancora scontri tra fascisti e antifascisti, sullo sfondo di una nazione che naviga sull'illegalità. Se questi giovani non conoscono la storia, il passato, come potranno guarire da questo male?» si è chiesto l'autore. Una tesi non condivisa da Chiara Stella, che ha imputato invece questa degenerazione alla mancanza attuale di capitale sociale, di una società civile sana: «Non siamo più in grado di sentirci un paese e se non ci mettiamo a lavoro il nichilismo ci travolgerà, non credo che in questo momento c'entri molto l'origine storica della violenza».
Passigato infine ha imputato i fenomeni violenti alla mancanza di comunicazione tra vecchie e nuove generazioni, «incapaci di parlare un linguaggio comune», una incomprensione che genera vuoti sociali e generazionali. B.C.

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