Ogni mese licenziati 600 trevigiani
Disoccupazione record nella Marca. Ogni mese, quest’anno, hanno perso il lavoro 600 trevigiani. «Siamo oltre il 7% - tuona la Cgil, diffondendo l’ultimo dossier del proprio ufficio sindacale - le proiezioni dicono che se questo sarà il trend, a fine anno il tasso di disoccupazione nella Marca arriverà a livelli mai raggiunti da otto anni a questa parte». E sulla base dei numeri - 6.092 lavoratori hanno perso il lavoro dal 1° gennaio, il segretario della Cgil, Paolino Barbiero, sfida il ministro Sacconi, alla vigilia del convegno su welfare e lavoro, che oggi all’Appiani vedrà il ministro trevigiano concludere i lavori. «La crisi è senza fine, stiamo toccando il fondo - incalza Barbiero - questi numeri confermano come un provvedimento sui licenziamenti facili, quello voluto da Sacconi, sia inutile e dettato da ragioni ideologiche». Attacco durissimo, quello al ministro atteso oggi: «Non ha nessuna ragione economica, questo provvedimento , - sbotta Barbiero – serve solo al ministro per mantenere alta la temperatura del suo ossessivo scontro ideologico e preconcetto verso la Cgil. La sua strategia è cercare di dividere il più possibile il sindacato. Da un ministro del lavoro, francamente, ci si attenderebbe un atteggiamento più responsabile». Il 60% dei lavoratori rimasti senza lavoro quest’anno (3.582) era nella piccola impresa, un terzo (2.510) in aziende medio-grandi. Il 65% dei licenziamenti ha riguardato gli operai. Numeri impietosi per gli immigrati: disoccupato il 31,91% nelle piccole imprese, il 19,64% nelle medio-grandi. Quanto ai settori, nelle grandi e medie imprese il 42,15% dei licenziamenti ha interessato la meccanica, quindi il legno (22,51%) e il tessile- abbigliamento calzaturiero ( 17,29%). Nelle piccole aziende piange l’edilizia (24,01% dei licenziamenti), a seguire meccanica (17,84 5) e commercio ( 17,67%). In questi 10 mesi le procedure di cassa integrazione straordinaria sono state 102, e hanno interessato sono 2.183. Solo i fallimenti calano (225, rispetto ai 238 del 2010): ma c’è il rischio, per la Cgil, di superare i 301 dell’intero 2010. «Preoccupa - continua Barbiero – che in questi 10 mesi si registri la punta massima dei licenziamenti nelle grandi e medie imprese (2.510), contro i 1.456 del 2008 , quando la crisi è cominciata. Persino nel 2004, fase acuta delle delocalizzazione, i posti perduti furono molti meno«. Il report Cgil sui licenziamenti è un bollettino di guerra: 296 all'Electrolux, 272 all'Irca, 387 alla De’ Longhi, 84 alla Rossignol, 72 alla Tecnica, 201 alla Benetton, 248 alla Monti, 134 alla Policarpo, 42 alla Faram, 20 alla Burgo. Ben 5.117 si registrano nel metalmeccanico, poi il tessile abbigliamento calzaturiero (4.260) e il legno-arredo-laterizi (2.856). «Numeri che provano l'infondatezza logica e concettuale del provvedimento per licenziamenti più facili propugnato dal ministro Sacconi - conclude Barbiero – Da due anni sosteniamo che non c'è traccia di un miglioramento o quantomeno di un rallentamento del trend negativo del mercato del lavoro. Con la disoccupazione superiore al 7%, il rischio è che nel 2012 il fondo del barile venga eroso ulteriormente. In Italia si può licenziare, per ragioni economiche, anche con l'ombrello dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, non servono nuove norme per rendere più facili i licenziamenti. Ma Sacconi vuole la macelleria, dimenticando che sin qui le procedure di riduzione del personale sono l'approdo di un confronto con il sindacato che rende il più indolore possibile, e socialmente sostenibili, la perdita dei posti di lavoro. Sacconi vuole offrire alle imprese, senza che queste lo abbiano neppure richiesto, la possibilità di gestire le relazioni industriali con il lanciafiamme». Ultima provocazione: «Perchè non si concentra sul welfare dei lavoratori licenziati, e soprattutto dei precari, che oltre ad essere tali avranno una pensione povera?»