Ogni giorno una famiglia perde la casa. Cento sfratti negli ultimi tre mesi, boom di richieste alle Municipalità. Le coppie costrette a dividersi

Ogni giorno una famiglia perde la casa. Cento sfratti negli ultimi tre mesi, boom di richieste alle Municipalità. Le coppie costrette a dividersi
MESTRE- L'anno scorso accadeva mediamente ogni due giorni, ma da quest'estate la faccenda è diventata un dramma quotidiano: ogni giorno infatti una famiglia mestrina o veneziana rimane senza casa. «Senza lavoro non si va da nessuna parte», sbotta secco monsignor Dino Pistolato della Caritas. E dopo quasi tre anni di crisi economica non stupisce che le famiglie senza un tetto siano più di cinquecento, alle quali se ne aggiungeranno altrettante entro la fine del 2010. Non è un caso dunque se le domande per un alloggio popolare siano salite a tremila e siano un centinaio le situazioni prese a carico dalle Municipalità della terraferma veneziana. «Una catastrofe», dice senza mezzi termini Ivana De Rossi del Sunia Cgil.
«Gli attuali livelli di disoccupazione emobilità- aggiunge - non consentono a queste famiglie di riprendersi economicamente e i nuclei familiari sono costretti a spaccarsi». Perché se gli stranieri si affidano prevalentemente alle politiche sociali delle Municipalità per cercare riparo in strutture protette, gli italiani preferiscono rivolgersi alla rete familiare e le coppie si dividono: madri e bambini vanno a vivere casa dei nonni materni e i mariti, se non trovano posto presso i loro genitori, si trovano costretti ad andare in dormitori di fortuna. «Negli ultimi mesi la crescita è stata esponenziale - aggiunge Antonio Ceron del Sicet Cisl - Mestre e Venezia sono le aree più colpite. E nell'ultimo mese sono giunte da noi anche una decina di famiglie che hanno perso la casa perché non riescono più a pagare il mutuo».
Le vittime predestinate della crisi sono per lo più i nuclei familiari che avevano già problemi di carattere sociale e lavori spesso saltuari, ma negli ultimi mesi gli sfratti hanno iniziato a colpire anche le coppie più solide. Una volta pagate le bollette dell'inverno passato infatti non rimane più nulla. «Nella nostra struttura di accoglienza stanno arrivando i figli e i nipoti di quelli che avevamo accolto vent'anni fa e che faticosamente si erano ripresi», sottolinea Silvia Tremante della casa di accoglienza di Santa Chiara a Mestre. «Le zone più colpite sono Marghera e Campalto - spiega -. Molti sono persone uscite da storie difficili che erano state rimesse in carreggiata con dei lavori part-time, ma ora anche quei salari non bastano più e sono stati spazzati via dalla crisi». Per chi non ha contratti di lavoro a tempo indeterminato ormai basta un banale incidente d'auto, un piccolo problema legale o una malattia di qualche settimana per non essere più in grado di affrontare un affitto. E il serpente dei debiti inizia amordersi la coda. Anche le erogazioni del minimo sociale delle municipalità infatti non bastano più. «Chi non ha un reddito regolare con i soldi del minimo sociale paga le bollette e poi resta di nuovo senza un soldo», continua Ivana De Rossi.
Di pagare l'affitto dunque non se ne parla proprio. E per non perdere il diritto a partecipare ai bandi delle case popolari e comunali, molte famiglie italiane abbandonano il loro tetto prima del quarto mese di morosità (termine per lo sfratto esecutivo). «Quando le coppie si dividono e tornano ai nuclei di origine- conclude don Pistolato- lo fanno come soluzione transitoria e spesso mandano i figli in vacanza da uno zio o in colonia. Il problema si ripresenterà a settembre quando inizieranno le scuole». E quando le famiglie che finora sono riuscite a fatica a far quadrare i conti dando fondo ai risparmi si troveranno di nuovo a dover pagare il riscaldamento.

Vedi anche...