Occupazione in Safilo, nasce la task force sindacale Ieri l’incontro sulla strategia da usare per tutelare le centinaia di esuberi dovuti alla perdita del marchio Armani
Venerdì 13 Gennaio 2012, Belluno - Anno nuovo, problema vecchio. Ma ancora non risolto. Tant’è che la vicenda del marchio Armani, passato da Safilo a Luxottica, è considerata tra le questioni chiave che la politica sindacale bellunese si troverà ad affrontare nel corso del 2013.
E per iniziare in maniera costruttiva, ieri a Santa Maria di Sala, si sono confrontate tutte le rappresentanze di Cgil, Cisl e Uil facenti capo agli stabilimenti di Longarone, Martignacco, Padova e, appunto, Santa Maria di Sala. Fabbriche, magazzini e sede che, nel complesso, danno lavoro a circa 3.200 persone (a Longarone oltre mille). Dipendenti intimoriti al pensiero che il gruppo Safilo, con la perdita della griffe milanese, verrà privato del 16% del fatturato (circa 170 milioni) e del 30% della produzione italiana. Per il sito di Longarone, ad esempio, sono stati stimati circa 600 esuberi.
Al tavolo del coordinamento sindacale si sono seduti ieri i segretari regionali del settore occhialeria Stefano Faccin (Filctem-Cgil), Mario Siviero (Femca-Cisl) e Giannino Rizzo (Uilta-Uil). Assieme a loro i corrispettivi provinciali di Padova, Venezia e Belluno (Giuseppe Colferai, Nicola Brancher, Paolo Da Lan) e le rsu di tutti gli stabilimenti. Presenti anche i rappresentanti friulani. Un confronto iniziale, soprattutto organizzativo, a cui ne seguiranno di altri. Serrati. Nella speranza di contenere gli esuberi.