«Occupazione a 20 mila lavoratori»
«Occupazione a 20 mila lavoratori»
Mercoledì 13 Ottobre 2010, Venezia - Sono tutti uniti per chiedere al Governo il riconoscimento di area di crisi per Marghera e per Murano, ma sul futuro di Marghera sono parecchio lontani. La riunione plenaria di ieri in Regione ha fatto emergere che non c'è un allineamento istituzionale. «Si sta finalmente mettendo in chiaro chi vuole davvero rilanciare Porto Marghera, con le sue varie realtà produttive, chimica compresa, e chi invece, come il Comune, ha già deciso praticamente di mollare la chimica» ha detto alla fine dell'incontro l'assessore provinciale all'Ambiente, Paolino D'Anna, dal quale quest'estate è partita l'idea di chiedere al Governo di riconoscere Porto Marghera come area di crisi industriale complessa, in base al decreto ministeriale del 24 marzo scorso.
Sullo sviluppo ha puntato l'indice Marino Zorzato, il vicepresidente della Giunta regionale, che ha spiegato come il Veneto abbia bisogno di aumentare da 13 mila a 20 mila i posti di lavoro attuali di Porto Marghera, e poco importa se saranno nella chimica del cloro o in altre attività. Questo, ha detto, è l'ultimo treno per il rilancio dell'area.
La presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, ha chiesto alla Regione di pretendere urgentemente un incontro al Ministero, sostenendo che si deve partire dal piano strategico del 2007. Luigi Brugnaro, presidente di Confindustria Venezia, ha invece ribadito che il ministero dello Sviluppo economico deve venire a Venezia e che quindi «la trattativa deve rimanere qui a Venezia».
L'assessore regionale Renato Chisso, che ha sostituito il presidente Luca Zaia, a Roma per i funerali degli alpini uccisi in Afghanistan, ha fatto sintesi spiegando che bisogna mantenere l'unità di intenti raggiunta ieri per chiedere lo stato di crisi, aggiungendo che il vero problema sulla gestione dell'area e sulle bonifiche «è che esiste incertezza. Finora un operatore che vuole investire finisce per attendere anche cinque anni le autorizzazioni».
Guardando al bicchiere mezzo pieno, però, il presidente dell'Autorità portuale veneziana, Paolo Costa, ha detto che «Porto Marghera non è un problema, ma una grande occasione», e lo dimostrano pure i prezzi con i quali sono scambiati oggi i terreni: «Prezzi elevati che rischiano di diventare presto un ostacolo ad un uso degli spazi di Marghera finalizzato alla crescita del reddito e dell'occupazione». Il Comune, del resto, già nel'atto di indirizzo votato l'altro ieri dal Consiglio aveva messo in guardia tutti dal pericolo di speculazioni immobiliari sulle aree della zona industriale.
Quale futuro, dunque, istituzioni, forze economiche e sociali riunite ieri a palazzo Balbi proporranno a Roma? Ancora non si sa, anche se le linee di indirizzo sono abbastanza intuibili. Ieri il sindaco Giorgio Orsoni ha detto che il progetto attualmente più avanzato per Porto Marghera è quello presentato dall'Autorità portuale: «Diciamo che è un primo passo, dobbiamo andare avanti anche con altre cose». Quali? Oltre alla logistica, la ricerca, il polo energetico ecologicamente sostenibile, il riciclaggio di rifiuti. E la chimica. Ma il problema per il gruppo di lavoro che sarà ora convocato per realizzare un nuovo accordo di programma da portare a Roma, sarà proprio quello chimico: quale chimica? Quella "verde" proposta dal Comune e dal Porto, o quella moderna e pulita che comprende però anche le attuali produzioni, sostenuta dai sindacati dei chimici e dalla Provincia, ed ora non negata nemmeno dalla Regione?