Occupazione, 53 mila posti in pericolo. A luglio 410 aziende hanno dichiarato lo stato di crisi, ma per Donazzan va tutto bene

Incremento rispetto al I trimestre ma si tratta di lavoratori a termine per la durata della stagione turistica

L'elogio del bicchiere mezzo pieno è di difficile applicazione quando si parla di occupazione. Così a scorrere la Bussola di Veneto Lavoro crea un po' di disagio l'idea di affermare che ci sono buone notizie, come vorrebbe l'assessore Elena Donazzan. Perché se è vero che il saldo tra assunzioni e cessazioni è per il secondo trimestre consecutivo positivo, è pure verità innegabile che nel secondo trimestre del 2011, in Veneto, i posti di lavoro dipendente risultano pari a quelli dello stesso periodo dell'anno precedente. Ciò significa che se la caduta si è arrestata, rimane intatta l'evidenza che la ripresa è un miraggio.
Un sogno a cui tra l'altro si contrappone un'altra dura realtà che dice, senza mezzi termini, che la perdita complessiva dovuta alla crisi rimane calcolata attorno ai 70.000 posti di lavoro. In estrema sintesi se la discesa si è fermata, il Veneto si sta riconfigurando ad un livello di attività strutturalmente inferiore a quello pre-crisi, tanto che assunzioni e cessazioni camminano di pari passo, senza dar luogo a incrementi dei livelli occupazionali. Questo trend generale trova riscontro in tutte le realtà provinciali, anche in quelle che nei trimestri precedenti hanno maggiormente «pagato» a causa della loro spiccata vocazione industriale. I comparti del manifatturiero e delle costruzioni sono stati quelli maggiormente interessati dalle crisi aziendali e dalle riduzioni degli organici. Tra essi il metalmeccanico ha evidenziato negli ultimi mesi qualcosa di più del semplice arresto della caduta dei livelli occupazionali, vale a dire un recupero anche di qualche migliaio di posizioni di lavoro. Cresce ovviamente il turismo, che pagherà nei prossimi trimestri con maggiori uscite. Complessivamente a livello provinciale abbiamo: Belluno -0,2%; Padova -2,2%; Rovigo 0,3%; Treviso -2,6%; Venezia 19,9%; Verona 6,8% e Vicenza -2,3%
Al quadro si aggiungono altre insidiose incognite, condensate nel numero di crisi aziendali aperte a luglio 2011, 409, che coinvolgerebbero circa 53mila dipendenti (è una stima). Quando le ore di ammortizzatori sociali relative a queste saranno esauriti cosa accadrà? L'affresco è anche in questo caso a tinte fosche: se su di un versante i numeri affermano che le crisi aziendali (il numero di imprese che ha aperto procedure si è dimezzato) e le ore di cig (circa 51 milioni di ore contro 78 nel corrispondente periodo 2010) sono in diminuzione, a questi segnali positivi si oppone la crescita dei licenziamenti collettivi - che rappresentano l'epilogo delle crisi aziendali già in essere - con i conseguenti flussi di iscrizione di lavoratori in lista di mobilità. Nel periodo analizzato risulta in allargamento la schiera dei licenziamenti collettivi (+30% nel periodo gennaio-luglio 2011 rispetto all'analogo del 2010) mentre in leggera contrazione è quello dei licenziamenti individuali (-6,4%); i licenziamenti aumentati anche rispetto al 2009. In tutto si tratta di oltre 21mila ingressi in liste di mobilità.
Per l'assessore Donazzan, tuttavia, bisogna essere positivi. «Possiamo finalmente dire che siamo di fronte a buone notizie sul fronte del lavoro - afferma in una nota -. Infatti nel secondo trimestre 2011 il saldo assunzioni sulle cessazioni è risultato positivo, con 19.700 posti in più, dato che risulta leggermente inferiore a quello osservato nel secondo trimestre 2010, in cui se ne registravano 22.500 in più».
Roberta Paolini