OSSERVATORIO. La Lega più "italiana" del Pd

OSSERVATORIO. La Lega più "italiana" del Pd
Martedì 15 Marzo 2011, Oltre 8 persone su 10, nel Nordest, esprimono il loro orgoglio di essere italiani. Non è poco. Tanto più se si considera che questo dato sale soprattutto in Veneto, dove raggiunge l'85%.
In altri termini, la campagna leghista, che ha usato le celebrazioni dell'Unità per rivendicare il primato dell'identità padana e veneta, non ha prodotto l'esito atteso. "L'orgoglio nazionale" continua a essere largamente maggioritario. Come l'adesione ai miti e ai simboli della storia nazionale. La Costituzione, il Tricolore, perfino l'Inno di Mameli sono tra i riferimenti maggiormente condivisi nel Nordest. D'altra parte, come è emerso da precedenti indagini dell'Osservatorio sul Nordest, il sentimento unitario, la fiducia nel Presidente della Repubblica prevalgono anche fra i sostenitori dell'attuale governatore del Veneto, Luca Zaia. A conferma che una componente estesa - anzi, maggioritaria - degli elettori leghisti non intende, in alcun modo, sostituire l'Italia con la Padania. Così assistiamo a un fenomeno inatteso. La quota di elettori della Lega che si dicono "orgogliosi di essere italiani" appare, infatti, superiore alla media della popolazione. E risulta perfino più estesa rispetto a quella, peraltro ampia, espressa dagli elettori di centrosinistra: 7 punti più rispetto al Pd, addirittura 15 rispetto a IdV e Sel. Il fatto è che, in Italia più che altrove, lo Stato e le istituzioni non sono considerate di tutti, ma di chi governa. Così oggi lo Stato nazionale è ritenuto, da molti, proprietà di Berlusconi e della Lega. Così il sentimento nazionale degli elettori di centrosinistra, oggi, appare tiepido. Così, il loro orgoglio di essere italiani appare in declino.Simmetricamente, il popolo di Berlusconi e della Lega considera l'Italia con favore. Perché è la "sua" Patria. Così la base leghista e il Veneto antiromano parlano di indipendenza e cantano "Va pensiero", ma si rivelano più orgogliosi di essere italiani rispetto agli elettori di Sinistra e di Centrosinistra. Il che dovrebbe servire da avvertenza per tutti.
a) Per i leader della Lega. Che non credano davvero che il loro consenso derivi dalle minacce secessioniste e dai richiami alla "patria padana". I loro successi derivano dalla richiesta - frustrata - di autonomia e di efficienza espressa dai veneti e da molti altri cittadini del Nord. Inoltre: dalle paure globali e locali. Il voto leghista riflette la domanda di contare di più nel rapporto con lo Stato nazionale, non la voglia di andarsene dall'Italia.
b) Per l'opposizione, soprattutto di Sinistra. A cui questi dati rammentano che le scomuniche in nome dell'unità della Patria sono poco efficaci senza una presenza e una proposta credibili. Sul territorio, nella società, nella vita quotidiana, nelle amministrazioni locali. Non perché l'Unità nazionale non sia un valore. Ma perché, semplicemente, nessuno o quasi, nella popolazione, la mette in discussione.
c) Infine, l'Unità nazionale non può essere usata come una preghiera laica da recitare nelle grandi occasioni. Ma deve essere realizzata, un giorno dopo l'altro. Altrimenti, il 17 marzo del 2012 a nessuno verrà più in mente di contestare la "festa dell'Unità d'Italia". Semplicemente perché a nessuno verrà in mente di fare festa.
Ilvo Diamanti