OCCUPAZIONE. Secondo l'Osservatorio provinciale del lavoro con la crisi cade l'impiego nell'industria, mentre tengono e salgono i posti di lavoro nel settore terziario

A Verona sempre meno manifatturiero
Ma l'assessore Sachetto è positivo: «Processi in atto da tempo e in futuro la logistica crescerà molto» I timori dei sindacati: penalizzati giovani e donne

Cambia il mercato del lavoro nella provincia di Verona, sempre più gli impiegati nel terziario e nei servizi e sempre meno nel manifatturiero. E non sembrano esserci spiragli di luce: nei primi quattro mesi del 2010 le ore richieste di cigs sono superiori a quelle effettuate nell'intero 2009 come rileva l'osservatorio sul mercato del lavoro, istituito dalla Provincia di Verona. In particolare sono stati penalizzati i lavoratori del settore meccanico, con una saldo occupazionale che registra una diminuzione di 1.266 unità nel 2009 rispetto al 2008. Per quanto riguarda le tipologie contrattuali, le assunzioni hanno utilizzato prevalentemente forme flessibili: sono diminuite del 18,8% le assunzioni a tempo indeterminato, del 32,5 % le assunzioni di apprendisti e del 12 %, nel 2009, gli avviamenti al lavoro somministrato. Mentre sono saliti del 14,4% i contratti di collaborazione e del 27,9 i tirocini e i lavori socialmente utili.
Secondo l'assessore al Lavoro della Provincia Fausto Sachetto «la trasformazione in atto del sistema produttivo veronese che vede più terziario e meno manifatturiero è un processo in atto da tempo e non per forza ha solo aspetti negativi. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, questa differenziazione ha permesso a Verona di avere un terzo dei cassaintegrati che invece ci sono a Vicenza. La struttura economica già diversificata verso il terziario è stata un parafulmine, che ha attutito gli effetti più pesanti della crisi economica». E aggiunge: «Quanto alla perdita posizioni credo invece che nell'immediato futuro di Verona ci sia una importante sfida industriale che è quella della logistica avanzata. Siamo destinati a diventare un polo logistico nazionale e questo è uno spazio industriale tutto da riempire».
Dall'Osservatorio emerge anche che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), che nel 2008 era dell' 8,8% e nel 2009 è arrivato al 17%. In particolare raddoppia quello femminile; per le donne il tasso di disoccupazione sale dal 16,5% 2008 al 28,7 nel 2009.
«Si conferma in tutta la sua drammaticità il dato relativo all'occupazione femminile e a quella giovanile», commenta Lucia Perina segretario provinciale Uil. «Mi preoccupa la difficoltà di riassorbimento dei lavoratori in cassa integrazione, in particolare quelli in cassa integrazione straordinaria ed in deroga, il cui mancato rientro in azienda potrebbe alimentare un'ulteriore emorragia occupazionale per tutto il 2010 e per i primi mesi del 2011. È quindi evidente il rischio di una ripresa senza occupazione che continuerà ad influenzare negativamente il nostro mercato del lavoro anche per i prossimi mesi».
Nel primo trimestre del 2010 il saldo occupazionale risulta omogeneo rispetto al 2009, con una leggera crescita nel settore del turismo, della ristorazione e dei servizi alle imprese e alla persona. Danno timidi segnali di recupero, anche le assunzioni nel settore della metallurgia, elettronica, meccanica e edilizia. Mantenendo però forme di assunzioni flessibili a discapito delle assunzioni stabili. Gli avviamenti al lavoro somministrato hanno una riduzione del 25% nel 2010 rispetto il 2009, in particolare modo negli alberghi ristoranti, chimica, tessile e abbigliamento. Mentre, nel 2010, aumenta sensibilmente (54%) il lavoro somministrato per i servizi alla persona. Insomma il quadro occupazionale veronese dipinge un profilo nel quale ci sono lavori a tempo determinato sempre meno stabili, legati alla stagionalità o ai bisogni della persona e un mercato del lavoro sempre meno specializzato.
«Al basso costo della manodopera si potrà incidere solo riducendo drasticamente la pressione fiscale. Ma quello che dobbiamo chiederci», commenta Massimo Castellani, segretario provinciale Cisl, «è se siamo protagonisti del cambiamento o stiamo subendo un cambiamento dato dalla crisi e dal ridisegno della mappa produttiva ed economica in atto. A questa domanda siamo tutti chiamati a rispondere con politiche attive del lavoro in grado di incentivare la ripresa, la produzione qualificata, la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione».

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