Nordest: già da vent'anni fabbriche a ciclo continuo. La Cisl: «In Marzotto 24 turni alla settimana dalla fine degli anni '80»
Nordest: già da vent'anni fabbriche a ciclo continuo. La Cisl: «In Marzotto 24 turni alla settimana dalla fine degli anni '80»
Dall'alto: Franca Porto (Cisl Veneto), Francesco Peghin (Confindustria Padova) e
Leonardo del Vecchio (Luxottica)
Sabato 15 Gennaio 2011, Nazionale - Niente di nuovo per il fronte orientale. Nelle fabbriche del Nordest turni, notturni e fine settimana al lavoro sono ormai un classico da una ventina di anni. E se lavori anche col mal di pancia ti prendi tutto il premio integrativo "fedeltà" a fine anno. «Nel Nordest c'è una consuetudine di anni di collaborazione anche con la Cgil all'insegna della flessibilità - spiega Francesco Peghin, presidente uscente di Confindustria Padova e imprenditore di settore, la sua Blowtherm (impianti di verniciatura per veicoli) ha un centinaio di addetti e 35 milioni di fatturato l'anno scorso (+ 14%) -. In alcune delle mie aziende negli anni scorsi si lavorava al sabato, su tre turni, con straordinari senza problemi». Ora per Peghin e per molti colleghi c'è da scegliere: contratto auto con Marchionne o vecchia intesa di Confindustria - Federmeccanica? «Per adesso non mi sembra che vi sia la necessità di seguire il modello Marchionne ed entrare nel contratto auto - dice il leader padovano -. Il tema di fondo è sempre la flessibilità. E col nostro integrativo si può attuare».
«Il Nordest è sempre stato caratterizzato da questa capacità di colloquio, di vicinanza con le esigenze delle imprese - osserva Mario Carraro, fondatore di un gruppo metalmeccanico multinazionale con base a Campodarsego (Padova) - perché la manodopera è spesso locale, vive nel nostro stesso territorio. Nel nostro gruppo non abbiamo mai avuto difficoltà a lavorare il fine settimana, la domenica, di notte. Con la crisi del 2008 abbiamo avuto una caduta di ordini del 70% in pochi mesi che ci ha costretto a cassa integrazione e chiusure, ma abbiamo gestito gli accordi anche con l'appoggio della Fiom, senza scontri, impegnandoci a rimanere in Italia. Qui anche il sindacato è più vicino alla fabbrica. Ma ormai una cosa è chiara: siamo tutti condannati all'internazionalizzazione». A lavorare come cinesi? «La corsa la dobbiamo fare con loro. Per questo è cruciale la scuola e puntare su lavorazioni a più alto contenuto tecnologico». Carraro poi attacca: «Confindustria non è più al passo con i tempi e Marchionne quando annuncia che è possibile che esca dall'organizzazione fa uno sforzo di gentilezza. Oggi c'è all'orizzonte un cambiamento a cui non abbiamo ancora dato delle risposte vere. In Spagna gli operai della Nissan hanno accettato riduzioni di salario pur di mantenere le attività in patria, lo stesso negli Usa - aggiunge l'ex leader degli industriali veneti -. Si difendono i diritti di una generazione molto combattiva, ma oggi il mondo è cambiato. Ed è cambiata anche la catena di montaggio: lo stress è molto diverso».
In Luxottica welfare e lavoro vanno a braccetto: «Abbiamo dei sabati di flessibilità di chiamata in fabbrica, concordati col sindacato. Senza obblighi. Questo è il frutto di una vicinanza che c'è sempre stata tra l'imprenditore fondatore Leonardo Del Vecchio e i suoi operai, che ora hanno cure dentistiche, maternità, i libri di testo, il carrello della spesa pagati dall'azienda».
«Tutta questa drammatizzazione per Mirafiori non la capisco, negli anni '80 e '90 nel tessile ho gestito crisi in cui erano a rischio mille dipendenti. Da allora applichiamo contratti modello Mirafiori in vari settori», commenta Franca Porto (Cisl Veneto), «prima di tutto bisogna salvare il lavoro. Anche in Veneto stanno aumentando le aziende che hanno chiuso e che continuano a lavorare in nero, nei garage come una volta». «Alla Marzotto dall'88 si lavora su 24 turni, 4 al giorno e quando c'era bisogno anche la domenica, e anche oggi, col contratto di solidarietà, i macchinari vanno sempre - ricorda Mario Siviero, segretario regionale Femca (tessili e chimici Cisl) -. Ovviamente con le maggiorazioni dello stipendio fino al 60%. Intese applicate anche in altri settori. E nei nostri accordi viene penalizzato nel premio aziendale chi si assenta prima delle festività».