Nord Est capitale europea nel 2019. Una scommessa sulla cultura

U n po' di luce in fondo al tunnel. E' non è sicuramente la luce del treno della recessione che avanza. Imprese ancora in discreta salute nonostante le estese difficoltà mondiali. Imprese che, nel Nord Est, investono in ricerca e tecnologia. Il rapporto 2009 della Fondazione Nord Est, appena redatto da Daniele Marini e Silvia Oliva, dà qualche segno di speranza. A Vicenza lo hanno presentato proponendo le «Imprese talent scout alla prova della crisi»; fra qualche giorno a Trieste indicheranno gli scenari oltre la tempesta, affidando al Nord Est il ruolo ancora di «motore della ripresa », quasi fosse un «ritorno al futuro» per un territorio che sa e riesce a confrontarsi con l'Europa. Marini insiste: le aziende vivono ancora «la certezza dell'incertezza». Certo non saremo più quelli di prima. E' in atto una metamorfosi. Sopravvivrà chi avrà saputo innovare, utilizzare questo tempo per cambiar pelle, stimolando la proverbiale creatività che ha alimentato le nostre imprese. Il Nord Est produttivo che avevamo prima della crisi non sarà più lo stesso. Si salveranno le piccole e medie industrie che avranno investito in conoscenza, in partnership, in ricerca. Si uscirà insomma da queste palesi difficoltà in maniera «dignitosa » e si potrà così avviare un nuovo «protagonismo». E' necessario - per gli esperti - anche un ridisegno dei distretti, delle aree produttive. Insomma ci saranno altre scosse di assestamento in questo «progresso scorsoio», per dirla con Andrea Zanzotto.
La situazione resta nebbiosa.
Gli osservatori sono incerti se i tempi che stiamo vivendo si possono tradurre graficamente e leggere come le lettere dell'alfabeto, e parlano di una crisi ad «U», a «V» a «doppia V», a «L». Poco importa la descrizione letteraria, ma anche quella geografica. Il dinamismo proprio del Nord Est è una garanzia. Per questo si insiste su due termini: «coraggio » e «fiducia». A fare poi la selezione sicuramente ci penserà il mercato. Assicurano i più che non sono oggi disponibili «ricette» o modelli per accompagnare l'uscita dai tempi bui. L'invito di Marini e della sua ricerca resta quello dell' «ognuno deve ritagliarsi il suo spazio», anche perché c'è in giro un deficit percepito di rappresentanza. La filosofia del rischiare di più resta sempre valida. Nel meeting delle nuove classi dirigenti del Nord Est, in programma oggi a Villa Valmarana Morosini di Altavilla, sede del Cuoa, si giocherà la carta del Nord Est Capitale Europea della Cultura per il 2019, affidando, ancora una volta alla cultura il ruolo di fattore competitivo per l'impresa. Candidando questo territorio, adeguatamente attrezzato e servito dalle necessarie infrastrutture, a costruire quella metropoli policentrica si vogliono offrire nuove opportunità a garanzia di un coerente sviluppo. Perché rinunciare all'idea? Persa la grande occasione, vent'anni fa, quando ritardi culturali frenarono il progetto dell'Expo a Venezia, oggi il Nord Est ha maggiore coscienza di se, e, utilizzando lo strumento dei grandi eventi, può cominciare a pensare di preparare il suo rilancio.