«Non tirate Montezemolo per la giacca»

«Non tirate Montezemolo per la giacca»
ed Elvira Scigliano Voltare pagina subito, per evitare che lo spettro della crisi di governo si aggiri come un avvoltoio sulla ripresa dell'Italia, già piegata da un debito pubblico pari al 115% del Pil. Una crisi che rischia di trascinarsi tra i copioni della vecchia partitocrazia e i sortilegi di Berlusconi che non vuole mollare il trono: dietro l'angolo c'è Luca Cordero di Montezemolo, pronto ad entrare in gioco col terzo polo e quindi bersaglio delle invettive di Calderoli? Francesco Peghin non usa metafore: «Voglio dirlo con chiarezza: oggi c'è smarrimento e sconcerto e rabbia per l'avvitarsi di una crisi politica incomprensibile ai cittadini e alle imprese, a quanti hanno testa e mani nella fatica quotidiana fatta di resistenza, di coraggio, di solitudine. A quanti hanno ancora le mani nel fango di una calamità che ha piegato il nostro Veneto, ma non lo ha spezzato. La stabilità è un valore». Il leader di ConfindustriaPadova scalda la platea, prima di cedere la parola a Diego Della Valle e a Raffaele Bonanni per un faccia a faccia sulle relazioni industriali improntate al riformismo: al primo posto va messa l'Azienda Italia, dice Peghin. E Della Valle, alias «mister Tod's» uno dei simboli più affermati dell'italian style of life nel mondo, coglie la palla al volo: «Abbiamo bisogno di un Paese che funzioni in fretta, chi fa il nostro mestiere non tifa una parte politica, chiediamo solo ai partiti di non mettere in scena liti, tattiche, strategie che inquinino i rapporti. Perché noi insieme agli operai e agli artigiani stiamo facendo il massimo per far funzionare l'Italia travolta da una crisi pesantissima». Ma se Berlusconi è giunto al capolinea perché ha perso la credibilità di leader, come si può scegliere il suo successore? Se il «Palazzo» è un muro di gomma, non conviene lanciare le primarie nella società civile chiamando a raccolta anche gli imprenditori? Della Valle è perentorio: «E' meglio se nessuno tira Montezemolo per la giacca, oggi si vogliono vedere tutti gli scenari della crisi e i contadini delle mie parti direbbero che c'è in giro tanta nebbia che vola e non si scorge mai l'orizzonte». Ma l'Italia, con la galassia di piccole e medie imprese in cui lavorano il 95% degli addetti dell'industria, ha bisogno del «modello Marchionne» per uscire dalla recessione con la stessa velocità con cui gli Usa hanno rialzato la testa? Mister «Tod's» ribatte: «Io ho il mio modello, fatto di due parole: competizione e solidarietà. Le aziende devono funzionare per essere indipendenti e così potremo distribuire gli utili al territorio. Con la globalizzazione la manodopera straniera costa straordinariamente di meno, tuttavia è impensabile che un operaio italiano abbia stipendi ancora più bassi». Flash sul federalismo: «Se significa equilibrare gradatamente entrate e uscite non dimenticando che l'Italia è un Paese unico va bene, viceversa se federalismo vuol dire non tener conto di una parte dell'Italia che a torto o a ragione ha bisogno di più tempo, io non lo condivido». A Berlusconi, dà anche un suggerimento: «Il Governo metta in piedi degli Expo permanenti dei prodotti italiani in Cina, Brasile e India nuovi mercati emergenti», dice Della Valle che conclude con una bacchettata ai top manager: «Dovrebbero esser meno autoreferenziali e abituarsi meno ai capricci». A fargli da contraltare il leader della Cisl Raffaele Bonanni, che vede come fumo negli occhi le elezioni: «Il voto anticipato è la cosa peggiore che possa accadere. E' meglio che trovino una soluzione, qualsiasi essa sia, basta non interrompano la legislatura altrimenti la pagheremo caramente, sotto i colpi della speculazione dei mercati internazionale». E il modello Fiat? Bonanni smentisce le voci di una vendita dell'Alfa Romeo, anzi Marchionne ha promesso investimenti per affermare lo storico marchio sportivo milanese. La ricetta Cisl sta in tre parole: maggior produzione, maggior guadagno e minore tassazione. Chissà che dirà Tremonti...
Albino Salmaso

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