«Non si dimentichi la Resistenza civile»
«Non si dimentichi la Resistenza civile»
Vittorio, messaggio di Zaia. Capovilla: via svastiche da scuole, piazze e muri
Non si dimentichi la resistenza civile». E' l'impegno che il ministro Luca Zaia ha affidato a Giancarlo Scottà, sindaco di una città decorata di medaglia d'oro al valore della resistenza. «La celebrazione della Liberazione - ha detto Scottà - ci permette di ricordare anche il sacrificio di molti uomini, bambini e anziani che, durante la lotta per la resistenza, erano a casa con le famiglie. Spesso ci si dimentica di loro, protagonisti di una vera e propria resistenza, quella civile».
Ieri piazza del Popolo si è presentata in grande spolvero per celebrare il 25 aprile. Un pubblico più numeroso del solito, le bandiere dei partiti e dei sindacati, il picchetto militare, quasi tutti i candidati sindaco e sulla tribuna numerosi primi cittadini (di Fregona, Cappella Maggiore, Revine, Cordignano, Sarmede, Conegliano). «Questa è la festa della democrazia» ha detto Scottà. «Il 25 aprile 1945 segna l'inizio proprio dell'era democratica in Italia, fa rivivere il giorno felice in cui gli italiani hanno smesso di chiamarsi schiavi e sudditi, per chiamarsi finalmente cittadini». La commemorazione ufficiale è stata poi guidata da Lorenzo Capovilla, presidente dell'Istituto per la storia della resistenza di Treviso. Momento di massima emozione quello seguito alle parole di Giuseppe Ungaretti, «Cessate di uccidere i morti», che il partigiano Andrea Zanzotto ha voluto scolpito nel monumento alla resistenza di Cima Grappa. Lì, come un'esplosione, è scattato da Piazza del Popolo un fragoroso, ma commosso applauso che ha continuato a rompere il silenzio composto della piazza per minuti interi.
Ma la commemorazione ha poi voluto guardare in faccia i tempi moderni, i problemi e le acredini dell'attualità. Capovilla ha voluto rivolgere un pressante e forte invito antifascista ai giovani: far sparire le svastiche e le croci uncinate «non solo dalle curve degli stadi di calcio, ma anche dai banchi e dai muri delle scuole, dai segnali stradali, dai palazzi e dalle piazze delle nostre città». Perché, come ha spiegato, «sono insegne di morte, violenza, tortura ed oppressione spaventose, sono icone innalzate ed esibite da coloro che hanno revocato milioni di vittime ed un terribile imbarbarimento che ha coinvolto tutta Europa e il mondo libero».
Prezioso il contributo alla resistenza anche da parte dei lavoratori elettrici delle centrali della Val Lapisina. La loro partecipazione alla liberazione italiana è stata ricordata in un volume presentato ieri pomeriggio dalla Flaei Cisl nel corso di un incontro molto partecipato. Davanti alla copertina del libro c'erano testimoni e rappresentanti sia dell'Enel che della città.
(Francesco Dal Mas)