Niente sciopero per gli immigrati.
Domenica 21 Febbraio 2010 - Treviso - Alla "fiammata", preferiscono il fuoco lento ma costante. Così, a Treviso, invece dello sciopero dei lavoratori immigrati, autoconvocato via web in tutta Europa per il prossimo primo marzo, si terrà una vertice in Prefettura. Ed allo slogan "una giornata senza di noi" si contrappone in duplice motto "tutti insieme, tutti i giorni".
A decidere per questa strategia sono state le stesse associazioni degli stranieri, insieme a Cgil, Cisl e Uil. «Perché - spiega Franco Lorenzon, segretario provinciale della Cisl -, l'integrazione non si risolve, appunto, con una fiammata fine a se stessa, ma con un percorso portato avanti nel tempo coinvolgendo tutti».
I sindacati non ignorano il contributo dei quasi centomila cittadini di origine non italiana all'economia della Marca: quasi quattro miliardi all'anno di Pil provinciale, oltre trecento milioni di tasse. Neppure sfugge che gli immigrati paghino di più, in proporzione, gli effetti della crisi: 15mila tra cassintegrati e licenziati. Gli italiani nelle medesime condizioni sono più o meno gli stessi, ma su un totale molto più ampio.
Però lo sciopero non convince. Soprattutto perché minaccia di dividere anziché unire: «Se una fabbrica ha solo lavoratori immigrati, va bene - nota il numero uno della Cgil, Paolino Barbiero - Ma in quelle dove rappresentano solo una parte, cioè nella maggioranza delle aziende, o non se ne accorge nessuno oppure il titolare lascia a casa per un giorno anche gli altri dipendenti e il giorno dopo scattano le contrapposizioni. Il contrario della solidarietà a cui puntiamo».
Per dare comunque rilevanza alla giornata i confederali e le organizzazioni dei migranti hanno invitato il Prefetto a convocare, proprio il primo marzo, il Consiglio territoriale sull'immigrazione, Una riunione ristretta alle istituzioni in grado di intervenire in concreto sulla materia: Questura, Provincia, Conferenze dei sindaci, Usl, Camera di commercio. Sul tavolo, alcuni punti precisi: ridurre i tempi per i permessi di soggiorno, delegando maggiori competenze ai Comuni; assicurare le risorse necessarie per le varie pratiche; concedere permessi per ricerca lavoro; programmare corsi di riqualificazione; garantire istruzione, diritto all'abitazione e alla salute.
«Chiederemo poi alla Camera di commercio di destinare fondi specifici anche a sostegno degli stranieri anche sul fronte del lavoro - puntualizza Antonio Confortin, leader della Uil - la ripresa non si vede, anzi i mesi di maggio e giugno rischiano di essere i più duri».