Nelle imprese che ripartono 20 operai su 100 a casa

Giovedì 29 Aprile 2010, Treviso - Le aziende ripartiranno, ma con taglio netto e definitivo di quasi un quarto degli organici nelle fabbriche. Lo scenario post crisi, più temuto dai sindacati trevigiani, sta prendendo corpo. «Purtroppo registriamo questa tendenza: le imprese, anche nei settori dove si inizia ad avvertire la ripresa, si stanno organizzando con un 20 - 30 per cento in meno della base occupazionale», confermano Cinzia Bonan e Alfio Calvagna, della segreteria provinciale della Cisl. A darne prova ai sindacalisti, ad esempio, l'estrema difficoltà ad avviare contratti di solidarietà (formule di riduzione di orari per mantenere tutti i lavoratori nel circuito produttivo).
I conti, con ogni probabilità, si faranno assai presto: tra giugno e settembre si esauriranno molti cicli di cassa integrazione e un'ondata di lavoratori rischia di riversarsi nelle liste di mobilità. Quanti? Difficile conteggiarli ora. Certo è che gli indicatori non sono positivi: nel 2009, secondo i calcoli della Cisl, nella Marca sono stati licenziate oltre 7 mila persone (più di cinquemila senza neppure beneficiare dell'indennità di mobilità). E nel primo trimestre l'andamento continua a crescere: 1.803 in uscita dalle grandi aziende, 745 dalle piccole. Tra questi ultimi un terzo del totale ha tra i 40 e 50 anni (ovvero troppo vecchi per reinventarsi una nuova occupazione, troppo giovani per la pensione).
«Ulteriore problema - nota Bonan -: spariscono posti »buoni" e vengono sostituiti con lavori precari, a termine, con meno tutele, se non addirittura in nero".
Per cercare di uscire dalla stasi, che per il sindacato si protrarrà anche nel 2011, la Cisl punta su un osservatorio qualitativo del mercato del lavoro locale: «Occorre individuare quali aziende non hanno sofferto la crisi o l'hanno già superata - spiega Calvagna -: quelli sono i settori che possono avere un futuro. E verso quelli, dunque, dobbiamo riqualificare i lavoratori».
mzan

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